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Slow tour 3

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Da piazza Loggia al Museo Diocesano

L’itinerario ha inizio in piazza della Loggia, il complesso architettonico rinascimentale di gusto veneto più armonico ed omogeneo della città, voluto dal podestà Foscari nel 1433 per creare un nuovo centro civico, simbolo del dominio veneto appena iniziato.

Il lato sud della piazza è occupato dalla quattrocentesca casa Vender, ( Per una veduta panoramica raggiungere il centro della piazza con la rampa sul lato nord) sulla cui facciata si conservano frammenti di affreschi, e dal complesso omogeneo dei due Monti di Pietà: il Monte Vecchio, edificato nel 1483-’89 su disegno del de’ Grassi, presenta una facciata marmorea dalle eleganti forme rinascimentali, interrotta al centro da un portico a due arcate che sostiene la loggetta con sette arcatelle, sorrette da sottili colonne. Per ordine del Comune nel 1485 si murarono sulla facciata numerose lapidi romane, cosicché si formò la prima collezione archeologica pubblica di materiale lapideo d’Europa. Nel 1596-1600, su disegno del Bagnadore, venne costruito il Monte Nuovo di Pietà, col bel portale fiancheggiato da lesene e coronato dal timpano su cui poggiano due cariatidi e collegato al Monte Vecchio da un arcatella sovrastata da una piccola edicola.

Il lato est della piazza è chiuso dal palazzo a Portici, eretto sulle mura romane che i Visconti avevano adibito a baluardo della Cittadella (1363). L’edificio a due piani, con loggiato al piano inferiore, fu realizzato da Bagnadore nel 1595, forse su disegno del Beretta. I Portici di ordine ionico continuano in via X Giornate, secondo il tracciato delle mura romane. La torre dell’Orologio (detta “I macc de le ure” per le due statue in bronzo che battono le ore) fu realizzata nel 1540-‘50 su progetto di Beretta, con quadrante astronomico dipinto dal Lamberti e meccanica di Paolo Gennari da Rezzato. Nella volta sottostante la torre si trova il monumento alle Vittime della Strage del 28 maggio 1974, disegnato da Scarpa. Anord sotto l’ultimo arco dei Portici si apre porta Bruciata (cfr. itinerario 1) e, nella piazzetta, il monumento ai Martiri delle X Giornate (1864).

Sul lato ovest sorge l’edificio principale della piazza, il palazzo della Loggia ( Il salone Vanvitelliano e la sala dei Giudici sono raggiungibili con l’ascensore posto sul retro, in Largo Formentone; bagno attrezzato a piano terra, con accesso dalla porta sul lato sud del Palazzo ), oggi sede del Municipio. I lavori iniziarono nel 1492 sotto la direzione del de’ Grassi (disegno del Formentone). Nel 1508 fu portato a termine il pianterreno fino alla balaustra ed il cavalcavia che collega la Loggia con il palazzo Notarile a nord (statue di Jacopo Medici, 1565), destinato ad accogliere lo scalone d’accesso alla sala del piano superiore, poi i lavori s’interruppero a causa delle guerre contro i Francesi e gli Spagnoli. Nel 1530 ripresero sotto la direzione del Lamberti, che progettò l’ingresso monumentale alle sale inferiori, affiancato dalle due eleganti fontanelle nelle nicchie, opera di Nicolò da Grado. Verso la metà del secolo i lavori vennero affidati al Beretta, architetto ufficiale della città. Questo lavorò, molto probabilmente, su disegni del Sansovino, modificati in seguito da Palladio, Alessi e Rusconi, che nel 1562 erano stati chiamati per giudicare della stabilità del palazzo; la balaustra di  coronamento della loggia è del Piantavigna (1573). Ultimata la copertura in piombo a carena rovesciata, nel 1575 un incendio distrusse tutta la parte superiore; dopo una copertura provvisoria e alterne vicende nel 1769 fu chiamato l’architetto Vanvitelli a completare l’edificio con un attico. Nel 1914 questo fu demolito per ricostruire la cupola secondo gli antichi disegni.

L’esterno della Loggia si presenta con una struttura potente a tre navate di tre campate ciascuna, chiusa sul lato ovest per ospitare gli uffici, aperta a portico sugli altri tre, con arcate a pieno centro e volte a crociera. La parte decorativa in marmo bresciano, con protomi leonine e umane nel fregio e tondi con teste d’imperatore nei soprarchi, incisioni, capitelli, lesene, cornici di finissimo gusto rinascimentale, furono eseguiti dai migliori mastri scultori e tagliapietre d’area veneta del tempo. L’interno (1° p.) ha una decorazione articolata sul contrasto manierista fra le parti libere e quelle decorate a motivi fitomorfi; la grande sala del Consiglio (attuale salone Vanvitelliano) fu affrescata dal pittore bresciano Cristoforo Rosa, che decorò la volta con quadrature prospettiche intorno a tre ampi spazi ottagonali entro cui Tiziano dipinse tre immensi teleri allegorici, distrutti nell’incendio del 1575. Alle pareti della scala antica, cui Tagliaferri nel 1876 aggiunse la rampa per accedere direttamente alle sale del primo piano, sono delle tempere di Campi (XVI sec.) e la  Traslazione dei Ss. Faustino e Giovita di Bagnadore (1603). L’atrio e alcune sale vennero dipinte all’inizio del XX sec. da Cresseri e Castelli.
Nel corpo dello scalone costruito sul lato nord del palazzo tra il 1523 ed il 1533, si trova la sala del Collegio dei Giudici; alle pareti sono state collocate copie delle grandi tele di gusto manieristico realizzate da Giulio Campi, raffiguranti episodi della  Bibbia e della storia antica e contornate da una raffinata decorazione ad affresco del Rosa.        

Uscendo dal Palazzo Loggia, imbocchiamo c.so Mameli fino a raggiungere il volto di  vicolo S. Giuseppe. La costruzione della chiesa di S. Giuseppe ( Accesso con soglia a raso a destra del portale principale della Chiesa di S. Giuseppe) iniziò nel 1519, per volere dei frati Minori dell’annesso convento (soppresso nel 1867) e terminò dopo il 1578. Nella facciata, ornata di tre pinnacoli a lanterna in cotto, si apre il portale del ‘500, a due imponenti colonne con timpano. L’interno a tre ampie navate e grande presbiterio rialzato, ha dieci cappelle per lato chiuse da belle cancellate in ferro battuto e adorne di tele, in gran parte opera di autori bresciani del ‘700, quali: Paglia, Scalvini, Avogadro, Palma il Giovane, Pietro degli Orazi, Gandino, Ferdinando del Cairo, Mombello. Sul terzo altare di destra segnaliamo un affresco del ‘500 con i Ss. Giacomo, Ludovico e Gottardo della scuola del Ferramola e nella lunetta Cristo fra le nubi della stessa scuola.

Nel presbiterio, notevolmente sopraelevato sulla cripta, sono: l’altare maggiore barocco con le spoglie di S. Ursicino (330-349), il coro intarsiato da Zamara (1500) e, nella cantoria di sinistra, l’imponente organo (1581) dell’Antegnati. Contemporanei della chiesa sono i due chiostri a ovest ( Accesso ai due chiostri della sagrestia a sinistra del presbitero, con un gradino di 15cm. Guida in distribuzione presso la sagrestia).

Il primo chiostro, detto di S. Bernardino o della Sagrestia (1531-‘33), fu affrescato nelle 29 lunette da Gandino (1565-1630) e Mombello con I fatti della vita di s. Bernardino da Siena e Vedute dei conventi francescani. Il secondo, o della Foresteria, è a pianta quadrata, molto armonico, con tre arcate per lato, colonne e capitelli di reimpiego da strutture della Loggia e del convento di S. Agostino ed affreschi di Capello (1665-1741).

Ritornando su c.so Mameli, imbocchiamo via Gasparo da Salò fino a raggiungere il Museo diocesano d’arte sacra( Il Museo Diocesano è accessibile; ingresso per i disabili al n.11, avvisando il personale della biglietteria) , dove sono conservati dipinti e oggetti d’arredo sacro provenienti dal territorio bresciano. Qui si può ammirare il terzo chiostro del complesso di S. Giuseppe: elegante ed unitario, è di gusto tardo rinascimentale (1610), con colonnato piuttosto slanciato, di stile dorico-tuscanico, ad arcate a tutto sesto. Uscendo dal Museo ci troviamo di fronte a v.lo S. Giorgio ( Il vicolo S. Giorgio è in salita con una pavimentazione in acciottolato e parzialmente sconnessa) e all’omonima piazzetta con la bella chiesa di S. Giorgio di antichissime tradizioni (VIII-IX sec.) ma totalmente ricostruita nel 1639 con la bella facciata secentesca che s’innalza in cima a una scalinata marmorea a due rampe del XVIII sec. ( La chiesa di S. Giorgio non è accessibile).

Dalla chiesa del Carmine alla Torre della Pallata

Proseguendo per via Gasparo da Salò, giriamo a sinistra in via Pulusella e raggiungiamo via S. Faustino che attraversiamo per imboccare c.da del Carmine dov’è la chiesa di Santa Maria del Carmine ( L'accesso alla Chiesa del Carmine è al n.7 di v.lo Manzone, da un porticino sul fondo del cortile della Comunità dei Padri Maristi, gradino di 15cm). Iniziata nel 1429 e terminata nel 1475, la chiesa, nonostante le modifiche del XVI e XVII sec., è un esempio d’architettura gotica in cui trionfa il  cotto, sia smaltato nelle tonalità gialle e verdi delle formelle che incorniciano le finestre, sia naturale nella facciata e nei fianchi dalle linee slanciate. La facciata, grandiosa nella sua verticalità, è caratterizzata dai pinnacoli, dalla merlettatura sottogronda e trasversale, dalle alte finestre trilobate, incorniciate da formelle policrome.

Il portale in pietra è duplice fortemente strombato, con colonne cordonate, ai cui lati sono due leoni romanici in marmo rosso di Verona. Rinascimentali sono la ghiera dell’arco a pieno centro con l’Annunciazione di Ferramola nella lunetta, i pilastrini di spalla e l’architrave che poggia sul pilastrino centrale, decorati finemente a candelabri, a putti e a festoni. Sul pilastro all’estremità destra della facciata è un bassorilievo del primo ‘400, la Vergine con il Bambino. Fiancheggiando la chiesa, lungo v.lo S. Faustino, per raggiungere l’accesso sul retro, possiamo notare le 4 formelle con stemmi nobiliari murate sulla fiancata destra in corrispondenza delle rispettive cappelle interne. L’interno, rimaneggiato nel XVII sec., è a tre navate con volte a botte nella centrale ed a crociera nelle minori e sei cappelle nella fiancata destra. Gli affreschi secenteschi (di Sandrini, Gandino, Barucco e Rama) creano un effetto di maestosa solennità; notevoli i tre grandi medaglioni, le quadrature e le balconate nella navata centrale. Nella navata destra segnaliamo: nella prima cappella un affresco del XV sec. con due scene simmetriche, l’Incoronazione della Vergine e La Discesa dello Spirito Santo; nella seconda è la Madonna degli Orefici del Giugno (XVI sec.); nella terza cappella degli Averoldi un Crocifisso dipinto dal Foppa, come i begli affreschi della volta a crocera, gli Evangelisti ed i Dottori della Chiesa (1475); nella quarta cappella è la Strage degli innocenti di Pietro Marone, con affreschi monocromi del Monti e di Zanardi sulle pareti (1763); nella quinta la Madonna col Bambino e S. Alberto del Tortelli e la Deposizione del Barucco.

Nella cappella-sagrestia affreschi di scuola lombarda del ‘400 come quelli nella cappella di testa della navata dove, sulla parete destra, si trova un tabernacolo gotico murato. Nelpresbiterio, su gradinata con balaustra barocca, una coppia d’Angeli portalampada litici secenteschi attribuiti al Carra; l’altare è del ‘500 con paliotto a specchi di marmi policromi diviso da pilastrini con al centro un medaglione a rilievo con l’Annunciazione. Il ciborio è attribuito ai Corbarelli, mentre gli angioletti del sopralzo sono attribuiti al Calegari (1672-1717). Ai lati dell’altare due porte immettono nel coro; gli stipiti presentano 4 cariatidi marmoree. Sullo sfondo, in una fastosa cornice dorata e intagliata a cariatidi abbinate, una pala con l’Annunciazione di Pietro de Witte, il Candido (1595); sopra la Vergine col Bambino del Cossali (seconda metà del ‘500). Nel coro e nel presbiterio, affreschi secenteschi di Gandino, Bruni e Amigoni; di fianco al presbiterio, nella bella cantoria in legno intagliata del 1676, è un organo degli Antegnati.Nella navata sinistra, notevole è la cappella del Compianto con il gruppo della Pietà di Mazzoni, statue fittili di scuola lombarda del XV sec. e, sulla parete di sinistra, un affresco del ‘400. Nei successivi altari, addossati alla parete, sono presenti tele di Marone, Zanetti, Gandino e Palma il giovane. Segnaliamo: il paliotto del Corbarelli nel terzo altare, il complesso marmoreo del Morlaiter nel quinto (entrambi XVIII sec.) e la grandiosa ancona marmorea con statue dei Ss. Faustino e Giovita del Carra (XVII sec.) nell’ottavo. Ritornando nel cortiletto posteriore e superando l’abside poligonale, troviamo una cappella con voltina a crociera e absidiola archiacuta; del Ferramola gli affreschi sulla parete dell’arco, Madonna in trono col Bambino e Cristo risorto (XV sec.); attribuiti al Civerchio quelli sulle pareti laterali, Gesù e la Maddalena e Gesù che appare alla Maddalena in veste di ortolano (XVI sec.).

Lasciando il cortile, giriamo a sinistra in v.lo Manzone fino a raggiungere via Bixio e, di seguito, via Battaglie dove, al n. 58, ammiriamo il palazzo  Calini ai Fiumi, oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza. Edificato nel XVI sec. su una casa del ‘400, presenta due portali gemelli del ‘500 con l’arco inquadrato a eleganti lesene e due tondi in altorilievo nei semipennacchi; la facciata, rimaneggiata in epoca neoclassica, è arricchita da due bassorilievi con stemmi e insegne ed una fila di mensole a volute che reggono il cornicione di gronda. Nel cortile totalmente ristrutturato, due porticati si fronteggiano con eleganti colonne dai capitelli scanalati e una loggia ionica architravata sul lato est ( L' ultimo tratto di v.lo Manzone è leggermente in salita e la pavimentazione per raggiungere via Nino Bixio è sconnessa; per alcuni tratti, la pavimentazione di via Battaglieè sconnessa; l'ingresso al Palazzo Calini ai Fiumi ha una rampetta ripida). Sempre in via Battaglie, all’angolo di via Nino Bixio, si trova l’ex chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo, oggi Sala comunale. Costruita nel ‘400 dagli Umiliati, fu trasformata nel XVII sec. dalle Canonichesse di S. Agostino e nel XIX dal Comune che diede uno stile medievale alla facciata.

Proseguendo, all’angolo con c.so Mameli, incontriamo la medievale torre della Pallata, eretta nel 1248 sulla terza cerchia di mura cittadine (1186-1187) con materiale di recupero proveniente da rovine romane. Il nome deriva da una palizzata di rinforzo o dalla palificazione del terreno paludoso. La torre (31,10 m), a pianta quadrata (10,60 m di lato) ha un massiccio basamento a scarpata; il muro è a bugnato, interrotto da feritoie e spigoli protetti da lesene e termina con merli in cotto e una torretta campanaria con cupola zincata (1476-’81). Sul lato ovest: formella romanica del vescovo S. Apollonio con mitria e pastorale ed il quadrante dell’Orologio. Nel 1596 fu eretta la fontana, scolpita da Antonio Carra e dal Bonesini su disegno del Bagnadore. Vi sono raffigurati un tritone, Brescia e i fiumi Mella e Garza.  

Da contrada S. Giovanni alla “Curt dei Pulì”

 

Percorriamo c.so Mameli, che ricalca la consolare romana che da porta Bruciata giungeva a Bergamo. Nel sottoportico d’angolo con c.da S. Giovanni ( La pavimentazione di C.da S.Giovanni è abbastanza sconnessa), incontriamo la fontana di S. Giovanni, eretta dal Comune e dalla Vicinia nel 1826. Al n. 11 della contrada sorge casa Lancini (oggi Bianchi Morini), raro esempio di casa nobile del ‘300 con portale in cotto e balcone a mensole. Di fronte è la chiesa di S. Giovanni Evangelista con l’annesso chiostro ( L'accesso alla Chiesa è a raso), uno dei complessi più interessanti della città. Fondata nel IV sec. da S. Gaudenzio, quale Concilium Santorum per venerare le reliquie recate dalla Terra Santa, fu ricostruita agli inizi del ‘200; nel 1440 venne riedificata nella forma attuale, mentre l’interno subì rimaneggiamenti nel XVII sec. Nella facciata domina la severa struttura del ‘400, a corsi alterni di pietra e cotto e sottili lesene; l’arco ogivale in cotto, a sinistra, è un resto del mausoleo dei Maggi, mentre quello in pietra, a destra, della tomba dei Paitone.

L’elegante portale in pietra, con arco sorretto da due colonne su alti piedritti, è dei primi del ‘500; sulla destra un portichetto rinascimentale dà accesso al chiostro. L’interno è a croce latina a tre navate, divise da imponenti pilastri. Da notare le soase lignee intagliate e dorate che sovrastano i raffinati altari dai paliotti arricchiti di marmi policromi. Fra i numerosi dipinti conservati, segnaliamo le opere del ‘400 e ’500 bresciano e in specie quelle del Moretto e del Romanino. Nella navata di destra sul terzo altare, in una bella cornice attribuita a Lamberti, la Strage degli Innocenti (1531), uno dei più bei dipinti del Moretto; sul quarto, in alto, le reliquie portate dalla Palestina da S. Gaudenzio, in basso quelle dei Ss. Gaudenzio, Teofilo e Silvia; quindi la cappella della Madonna del Tabarrino dove un drappo marmoreo giallo sorretto da due angeli bianchi del Calegari (1660) fa da cornice al dipinto della Madonna del Tabernacolo, copia di un affresco del XV sec. attribuita al Moretto.

 

Nell’abside, dietro l’altare maggiore, è una bella tela del Moretto la Vergine con Ss. Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Agostino, Agnese e i donatori; sotto la tavola Re David che suona la cetra e, nella lunetta superiore, il Padre Eterno. Sull’altare un crocifisso ligneo della seconda metà del XV sec. A sinistra del presbiterio è la cappella di S. Maria (XV sec.) ( La Cappella di S. Maria ha due gradini d'acceso all'anticappella e uno alla cappella) con il ciclo di affreschi di Paolo da Caylina il Vecchio e il Giovane e di Ferramola. Segue la cappella del SS. Sacramento decorata, in parti eguali per un contratto stipulato nel 1521 con i canonici della chiesa, dal Moretto e dal Romanino, con il ciclo pittorico sul tema dell’Esaltazione dell’Eucarestia. Sull’altare, nella splendida cornice del Lamberti, di Zenale la Deposizione; nella predella l’Ultima cena modellata in legno e, nella lunetta, un’opera giovanile del Moretto (1518-’20): l’Incoronazione della Vergine. Ad eccezione di queste due opere, il resto della cappella è diviso esattamente tra i due artisti bresciani: sul lato sinistro il Romanino (1484-1560) ha raffigurato: la Resurrezione di Lazzaro, la Cena in casa del fariseo, (splendide nelle luminosità dei colori e nei riflessi delle vesti) e gli Evangelisti Matteo e Giovanni, la Disputa del SS. Sacramento e, nel sottarco, sei Profeti. Sul lato destro il Moretto (1498-1554) ha dipinto: Elia destato da un angelo (notevole per luminosità dei colori e bellezza del paesaggio) la Raccolta della manna, gli Evangelisti Luca e Marco (con la torre del Broletto nello scorcio di paesaggio), l’Ultima cena (suggestiva perla luce che scende dalla  trifora) e nel sottarco sei Profeti.

Nella navata sinistra sull’ottavo altare una tavola giovanile del Romanino proveniente dalla chiesa di S. Rocco, la Madonna col Bambino e Santi. Nel battistero, sulla parete sinistra è una tela giovanile del Romanino Sposalizio della Vergine (1515) di grande potenza coloristica e compositiva; a destra un bel dipinto di Raibolini, il Francia  SS. Trinità e i Ss. Biagio, Marta, Maddalena Barbara (inizi XVI). Dalla sagrestia, attraversando l’androne con fontana composita del ‘600 e superando il portale rinascimentale, si accede all’elegante Chiostro ( Accesso uscenda dalla sagrestia con gradino di 15cm, ed entrando nell'androne con gradino 15cm) a doppio loggiato (1487) dal portico con volte a crociera su cui è impostato un ampio loggiato che, raddoppiando il numero degli archi, alleggerisce la costruzione. Sul lato nord sono i reperti litici paleocristiani.

 

Tornando in c.so Mameli all’angolo con c.da delle Cossere è il Mostassù, un mascherone litico d’epoca tardo romana, il cui naso, secondo la tradizione, fu mozzato nel 1311 per ordine di Enrico VII. Proseguendo per il corso, al n.24 incontriamo un casa con importanti resti del XIII e XIV sec. che fronteggia il palazzo del Magistrato della Mercanzia, sede del Tribunale commerciale durante il governo veneto. Dell’originaria architettura del ‘500, la struttura conserva la facciata con il portale inquadrato da classiche lesene e sovrastato dalla statuetta della Giustizia e due piccoli bassorilievi raffiguranti la bilancia e la stadera. Sul lato opposto, superato un volto, si trova la Curt dei Pulì ( La pavimentazione della Curt dei Pulì è in acciottolato), uno dei più caratteristici e nascosti angoli di Brescia. La piazzetta, di forma irregolare, deve il suo nome, secondo la tradizione popolare, ad un nobile Polini che, esule dal Piemonte per un duello contro un Savoia, giunse a Brescia dove comperò alcune case per farne la propria “corte”. Nella piazzetta sono due fontane: un lavatoio centrale del ‘500 e una a muro di stile neoclassico. Su un lato è un porticato a cinque campate con archi ribassati, colonne tozze con capitelli ionici e volte a crociera.

Durata dell' itinerario: mezza giornata

 

Tratto dalla guida "Brescia Possibile" di SLOWtime
Per le mappe di riferimento e maggiori informazioni: http://www.slowtime.it/