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"Primavera, Estate, Autunno, Inverno" di Antonio Rasio

Mon, 08/01/2018 - 14:41 -- Armando
Itinerario: 
Tipologia: 
Brescia, "Primavera, Estate, Autunno, Inverno" di Antonio Rasio

Le quattro tele con la rappresentazione delle stagioni giungono nelle civiche collezioni nel 1952, acquistate dal Comune di Brescia dalla Fabbrica della parrocchiale di Verolanuova, presso la cui sagrestia erano conservate. Questi dipinti sono stati oggetto di discussione per quanto riguarda la loro datazione e attribuzione. A livello iconografico è evidente il riferimento allo stile di Giuseppe Arcimboldo, notissimo pittore della seconda metà del Cinquecento, nato a Milano, ma operante soprattutto presso la corte austriaca e quella boema. Celeberrimi i suoi ritratti realizzati con l’accostamento di frutti o oggetti.
Le tele della Pinacoteca Tosio Martinengo seguono il testo delle metamorfosi di Ovidio nella versione di Cesare Ripa del 1593 pubblicata a Roma e dedicata al Cardinal Salviati.

A questo testo infatti corrisponde l’immagine della primavera come donna giovane, dell’estate personificata da una dama al culmine della fecondità, dell’autunno, uomo maturo ma ancora fruttifero e dell’inverno, vecchio fremente per il gelo. Le raffigurazioni sono abbinate alla presenza di differenti animali: alcuni possono essere intesi come riferimenti alla letteratura classica, ad esempio la pecora della primavera potrebbe alludere alle parole di Orazio “saltat pecus”, ad indicare il risveglio amoroso degli animali con l’arrivo della stagione mite, mentre più naturalistiche le anatre in cova dell’estate, che starebbero a indicare la fecondità della stagione, così come la civetta dell’autunno alluderebbe all’arrivo delle lunghe notti invernali.

Per quanto riguarda la problematica dell’attribuzione, diverse sono state le ipotesi che si sono succedute negli anni: negli anni cinquanta del ‘900 le tele furono attribuite a un seguace dell’Arcimboldi, successivamente al pittore milanese stesso, in seguito si fece il nome del Bergamasco Francesco Zucchi, per arrivare a un anonimo italiano della metà del XVII secolo. Negli anni settanta del ‘900 fu poi ripresa l’ipotesi dell’esecuzione cinquecentesca in seguito al ritrovamento di un documento dei Gambara, risalente al 1592, in cui si parla del pagamento da parte della nobile famiglia di quattro tele rappresentanti le stagioni, collocate nel loro palazzo di Verolanuova. Ma analizzando i frutti e gli ortaggi raffigurati, come il granturco o i peperoni, recentemente si è potuto accertare che il pittore fosse attivo a partire dal 1630 nella Lombardia Orientale, ovvero dopo la peste di quell’anno, considerando che la Repubblica di Venezia li introdusse per produrre maggiori derrate alimentari in seguito alla carestia. Mentre il giglio montano dell’estate ci dice della provenienza del pittore dall’area settentrionale e il cedro specifica la zona del Garda, unica nel nord Italia nella quale crescono gli agrumi.
Le cornici originali hanno permesso di stringere ulteriormente il campo agli ultimi decenni del Seicento. Grazie a questi dati e al confronto con altri dipinti della Pinacoteca si è potuto fare il nome del pittore Antonio Rasio, di cui in realtà non si conosce nulla, se non la certa esecuzione del dipinto Natura morta con virginale delle civiche raccolte di Brescia, del 1677.  

ANTONIO RASIO
PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO

1685 - 1695
dalla Fabbriceria della parrocchiale di Verolanuova
ora Pinacoteca Tosio Martinengo

Galleria: