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Slow tour 2

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Da piazza Paolo VI alla Chiesa di San Clemente

Partendo da piazza Paolo VI (cfr. itinerario 1), imbocchiamo via Cardinale Querini ( Percorrere via Querini lungo il marciapiede che fiancheggia il Duomo perchè sufficientemente ampio), giriamo a destra e ammiriamo la facciata settecentesca della biblioteca Queriniana arricchita da un corpo centrale più alto, coronato da una balaustra con otto statue: le tre ad est del Calegari e le altre del Ferretti. La biblioteca, fra le più antiche in Lombardia, con atrio e soffitti delle sale finemente affrescati, è ricca di una preziosissima raccolta di codici miniati (dal VI al XIV sec.).

Sull’angolo dell’edificio con via  Trieste è visibile il frammento murato di una stele funeraria romana. In p.tta Vescovado, dove si trova una fontana del ‘700 ombreggiata dai tigli, prospetta la cancellata con portale tuscanico del palazzo Vescovile  iniziato nel 1436 e modificato più volte. La struttura architettonica semplice e massiccia si deve al Bagnadore e al Piantavigna (1560- ’80). Imboccando via Trieste,  all’angolo con via Rosa si trova una fontanafiancheggiata  a una colonna romana. Al n. 17 sorge palazzo Martinengo Cesaresco dell’Aquilone ( Accesso a palazzo Martinengo con rampa abbastanza ripida), oggi sede dell’Istituto C. Arici e dell’Università del S. Cuore. La facciata del ‘500, attribuita al Beretta, è coronata da un cornicione a mensole e scandita, al piano nobile, da due file di finestre, che alternano timpani triangolari e arcuati; il portale in pietra si presenta con trofei d’armi e mascheroni ad altorilievo, intercalati nel bugnato. Al centro dell’arcata lo stemma della Casata che dominò la vita cittadina per mezzo millennio, affiancato da due figure di donne di Jacopo Medici (XVI sec.). Vasto e possente l’atrio su sei colonne tuscane architravate, decorate con classico fregio a triglifi e metope e dal soffitto ligneo a travoni.

Uscendo dal palazzo e proseguendo per via Trieste, all’incrocio con via Cereto ( Pavimentazione di via Cereto e p.tta Labus sconnessa: percorrere il lato sud della piazza)giriamo a sinistra e ci ritroviamo in p.tta Labus, dove possiamo vedere, incorporati nei muri delle case, i resti della facciata posteriore della Basilica o Curia romana che chiudeva a sud il Foro (cfr. itinerario 1). La grandiosa costruzione (lunga 47 m. e larga 19) era a doppio ordine, scandita da lesene corinzie scanalate tra cui si aprivano i portali architravati. In fondo alla piazza imbocchiamo v.lo S. Clemente che ci conduce alla Chiesa di San Clemente ( La chiesa ha 2 gradini interni all' entrata) da cui prende il nome. Costruita prima del Mille, modificata nei sec. XV e XVI, fu rifatta nel 1840-‘50 dal Vantini. La facciata presenta un protiro dove spicca, nella lunetta, l’affresco con papa Clemente.

L’interno è a navata unica con volta a botte e quattro cappelle per lato. L’importanza della chiesetta è dovuta alla raccolta di bellissimi quadri, soprattutto del Moretto, quivi sepolto. Sul primo altare a destra è il Cristo risorto tra due Santi, opera tarda e poco nota del Romanino; originariamente affrescata dal Foppa, la cappella conserva ancora sotto l’intonaco delle figure di santi in adorazione. Sul secondo: SS. Lucia, Agata, Agnese, Cecilia e Barbara con i rispettivi simboli dei martìri. Sul terzo sono due tempere raffiguranti l’Annunciazione, attribuite al Romanino o a Callisto Piazza.

Nella quarta cappella, dedicata alla Beata Vergine del Rosario con affreschi del ‘700 di Zaist e Scotti, spicca il bell’altare marmoreo con statue di Calegari sul timpano. Sull’altare maggiore è una delle più importanti opere del Moretto per armoniosità e colori luminosi e delicati: la Vergine col Bambino venerata dai SS. Clemente, Domenico, Floriano, Caterina e Maddalena; degli affreschi originari del Gambara nel presbiterio non sono visibili che gli angioletti ai lati dell’abside. Sul quarto, secondo e primo altare di sinistra tre opere del Moretto: Melchisedec che offre pane e vino ad Abramo; lo Sposalizio mistico di S.Caterina, mirabile per i colori profondi e luminosi e la riuscita fusione delle figure, ed, infine, S.Orsola con le compagne martiri, notevole per la vivezza dei colori e la dolcezza dei volti.

Da casa Agostino Gallo a Corso Magenta

Di fronte alla chiesa di S. Clemente, sorge la casa che fu dell’agronomo bresciano Agostino Gallo (1499-1570), autore delle Venti giornate dell’agricoltura. Fiancheggiando la casa, percorriamo v.lo S. Clemente fino all’incrocio con via Cattaneo e, girando a sinistra, imbocchiamo via Gambara ( Questo tratto della via è abbastanza sconnesso), dove al n. 9 notiamo un bel portale e una finestra ogivale gotici ed al n. 5 troviamo palazzo Avoltori (ora Cazzago) costruito nei primi anni del XVIII sec. su progetto di Marchetti. La facciata presenta graziosi balconcini in ferro battuto al terzo piano; le finestre sono sagomate per inquadrare conchiglie, volute, armi e trofei. Proseguendo, incontriamo la p.za di S. Maria Calchera, con al centro il monumento al matematico bresciano Niccolò Tartaglia.

La Chiesa ( La chiesa di S.Maria Calchera ha un gradino di 20 cm all'ingresso)che dà il nome alla piazza (derivato probabilmente da un’antica fornace di calce), nel XII sec. era una semplice Cappella della Visitazione; tracce della struttura originale del ‘300 si trovano nell’abside e sul lato destro. Ricostruita nel ‘700, la semplice facciata presenta un portale con timpano ad arco sorretto da colonne; altrettanto semplice l’interno a navata unica con soffitto a botte affrescato dal Cresseri, due basse cupole, quattro cappelle laterali e una piccola abside rettangolare, ornata da fregi e stucchi. Questa chiesa, così poco rilevante architettonicamente, ha il pregio di conservare alcune tele bellissime. Sul secondo altare a destra si trova un’opera giovanile del Romanino il Vescovo Apollonio che distribuisce l’Eucarestia (1520-25) dall’equilibrata composizione quattrocentesca, luminosa nei colori caldi; nella predella, l’Ultima cena della scuola del Romanino. Dietro l’altare maggiore è collocata la Visitazione di Callisto Piazza da Lodi (1525). Nel secondo altare a sinistra si può ammirare un affresco attribuito a Luca Mombello, allievo del Moretto, Madonna col Bambino, mentre sul primo altare troviamo la Cena in casa del fariseo della maturità del Moretto.

Percorriamo il vicolo che fiancheggia il lato sinistro della Chiesa, fino a trovarci di fronte al n. 39 di via Trieste dove sorge palazzo Soardi (ora Bruni Conter), iniziato nel 1725 dall’arch. Turbino, che inglobò parte di un edificio del XV sec. di cui resta il soffitto ligneo con formelle dipinte della portineria. Sulla facciata, coronata da cimasa ricurva con bassorilievo, spicca il portale in pietra a festoni di frutta, il fastigio (medaglione e trofei in stucco), le cornici barocche dei tre  ordini di finestre. Dalla strada si può godere di una veduta a cannocchiale attraverso l’atrio, il portico, il cortile, la cancellata a balcone fino al giardino. In senso inverso si ha un’altra sorprendente veduta: al di là dell’entrata e della via si prospetta un secondo giardino con la bella fontana del Nettuno del Calegari. Proseguendo per via Trieste, dopo pochi metri raggiungiamo p.za Tebaldo Brusato dedicata al guelfo fatto trucidare da Arrigo VII.

Percorrendo v.lo S. Siro si raggiunge piazza Arnaldo( Il marciapiede d' accesso a Piazza Arnaldo è privo di rampa, la piazza non è zona pedonale, consigliamo di restare sul marciapiede e di godere della vista d' insieme della piazza); restando su questo lato della piazza, a sud si può ammirare la severa costruzione in pietra bianca del Mercato dei Grani (1820-23); costruita dall’architetto A. Vita, la struttura è ad arcate a tutto sesto e forte bugnato, con il corpo centrale leggermente sporgente ed arricchita da un timpano e da due fontane alle estremità ( Proseguire su questo lato di c.so Magenta fino all'incrocio con via Crispi dove il marciapiede è a raso). Al centro della piazza sorge il monumento ad Arnaldo (1882), opera dello scultore Tabacchi, dedicato al frate riformista bresciano, arso vivo nel 1155 da Adriano IV.

Percorrendo il marciapiede, all’incrocio con c.so Magenta sorge la chiesa di S. Afra in Sant’Eufemia (XV- XVIII sec.) dalla semplice facciata settecentesca. Proseguendo per corso Magenta, al n. 56 incontriamo palazzo Poncarali (poi Oldofredi), attuale sede del Liceo Arnaldo. Il palazzo(XVII sec.) è caratterizzato dalla facciatalasciata a rustico, su cui spicca il portale fiancheggiato da telamoni che reggono il balcone: in questo palazzo il 18 marzo 1797 nacque la Repubblica di Brescia.

Superati i giardini pubblici, si raggiunge la p.tta Arturo Benedetti Michelangeli (1920- 1995) dove sorge l’ex chiesa di S. Barnaba, attuale Auditorium cittadino. Della chiesa barocca,fatta costruire dagli Agostiniani nel 1632 su quella del XIII sec. (di cui restano tracce nell’abside e nella navatella meridionale), rimane la facciata a due ordini architettonici, suddivisa da paraste corinzie, poggianti su piedistalli, coronata da una balaustra e da un attico con quattro pinnacoli, un timpano triangolare con festoni di frutta a forte rilievo e le nicchie a pieno centro con statue di vescovi e santi. Il portale è  affiancato da colonne scanalate che sorreggono il timpano con due angeli fra cui risalta lo stemma degli Agostiniani. Sulla piazzetta prospetta un edificio neoclassico del Donegani (1837), che ospita il Conservatorio L. Marenzio, all’interno del quale troviamo quel che resta del vecchio convento: il chiostro con archi a sesto acuto e l’antica libreria agostiniana, conosciuta come Salone da Cemmo  ( Il Salone da Cemmo è raggiungibile tramite ascensore interno al Consarvatorio. Contattare il centraliano: 030 2886771) , per gli splendidi affreschi di Pietro da Cemmo (1490), raffiguranti dottori e teologi agostiniani, allegorie religiose e il Trionfo di sant’Agostino sulle eresie.

Proseguendo per il corso, al n. 27 incontriamo palazzo Bargnani (poi Valotti, ora Lechi) del XVI sec., rimaneggiato nel XIX sec. da Vantini e Tagliaferri. Il cortile, aperto verso la strada, è limitato da un atrio a portico, chiuso da una sobria cancellata su cui è sovrapposta una terrazza. Il porticato ad archi a pieno centro, arricchito da fontane in nicchie rocailles, alleggerisce la facciata. Pochi metri più avanti, si può ammirare il giardino e la cancellata barocca di palazzo Martinengo da Barco (ora Beretta), costruito con linee  semplici e severe nel XVI sec. sulla spianata delle antiche mura cittadine. La cancellata, attribuita al Carra, è il miglior esempio in Brescia di fusione fra gli elementi marmorei e quelli in ferro battuto.

Dalla Pinacoteca Tosio Martinengo a Piazza Paolo VI

Ritornando su via Crispi, si giunge in p.za Moretto, con al centro il monumento ad Alessandro Bonvicino, detto il  oretto di Ghidoni (1899). Sul lato est della piazza sorge palazzo Martinengo da Barco, sede della Pinacoteca, eretto nel XVI sec., incorporando un edificio trecentesco. La facciata dove si trova l’entrata principale della Pinacoteca è del XIX sec., ma segue le linee del ‘600; di notevole bellezza, invece, l’originale facciata secentesca a sud, costituita da due corpi collegati da un muro con un maestoso portale arcuato al centro, due campiture a grosse bugne ai lati e, a coronamento, due statue allegoriche di Paracca. Anche la pesante decorazione del cornicione a mensoloni e delle finestre, arricchita dal mascherone e dal timpano a forma di omega in forte aggetto al piano nobile, èsecentesca. L’elegante cortile interno è di linee cinquecentesche e presenta un portico a tre arcate per lato e un loggiato ionico sovrastante, con arcate chiuse e  ostituite da semplici finestre architravate (1680).

La Pinacoteca Tosio Martinengo ( Per raggiungere l' entrata della pinacoteca percorrere il lato sud della piazza, l'ultimo tratto è in acciottolato; la pinacoteca è accessibile) fu costituita nel 1887, ma assunse il nome attuale dopo la fusione con la Galleria Tosio nel 1906. Raccoglie importanti opere che documentano la pittura italiana ed, in particolare, di scuola bresciana e veneta dal XIV al XVII sec. Fra gli autori presenti ricordiamo: Paolo Veneziano, Ferramola, Piazza, Raffaello, Romanino, Moretto, Lotto, Gambara, Savoldo, Ba gnadore,Mombello, Campi, Arcimboldi, il Pitocchetto e Cifrondi.

Proseguendo lungo via Moretto, al n. 84 sorge palazzo Avogadro (ora Bettoni-Cazzago). Il palazzo, maestoso e solenne, fu edificato verso la metà del XVII sec., probabilmente dal Carra, su resti del XV.
Nel XIX sec. l’architetto Donegani rimaneggiò, secondo linee neoclassiche, la facciata barocca, di cui rimane lo splendido portale con due teste leonine nell’imposta dell’arco, uno stemma con festoni in chiave e quattro mensoloni a volute che sorreggono il balcone in pietra.

Al n. 78 troviamo palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, ex sede del Tribunale, eretto nel XVIII sec. dal Torregiani. La facciata su c.so Cavour, più imponente di quella in p.tta S. Alessandro, è suddivisa da una fascia marcapiano, ritmata da lesene tra cui si aprono le finestre con timpani triangolari al piano terra, arcuati al piano nobile e con semplice cornice al terzo. Il portale è fiancheggiato da alte colonne binate che sorreggono il balcone.
La chiesa di S. Alessandro, sul lato est della piazza, presenta una facciata rinascimentale, ricostruita nel XVIII sec. dal Donegani, autore anche della fontana al centro della piazza (1787). All'interno, sul primo altare di destra, segnaliamo una preziosa 'Annunciazione' di Jacopo Bellini (1470 c.) dalle splendide tonalità dorate dei ricchi manti della Vergine e dell'Angelo, delle aureole e dei tendaggi. Lasciando la piazza e proseguendo per c.so Cavour, all’incrocio con c.so Magenta, giriamo a sinistra e raggiungiamo via Mazzini che percorriamo fino a p.tta Vescovado per riportarci in p.za Paolo VI.

Durata dell' itinerario: mezza giornata

tratto dalla guida "Brescia Possibile" di SLOWtime
Per le mappe di riferimento e maggiori informazioni: http://www.slowtime.it/