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Fra i tesori della Brescia Medievale

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Chiesa dei santi Faustino e Giovita

Piazza della Vittoria; corsetto Sant’Agata; piazza Rovetta; contrada Gasparo da Salò: chiesa di San Giuseppe e Museo diocesano; contrada Santa Chiara; via San Faustino; contrada del Carmine: chiesa di Santa Maria del Carmine; via delle Grazie: chiesa di Santa Maria delle Grazie; corso Garibaldi: la Pallata; via Mameli: chiesa di San Giovanni Evangelista.

 

Da Piazza della Vittoria (itinerario 1) si prende corsetto Sant’Agata all’inizio del quale si trova la chiesa di Sant’Agata, costruzione del '400 alla quale si sono feli­cemente sovrapposte numerose modifiche, ora caratterizzata dalle vivaci decorazioni archi­tettoniche di impronta barocca. All'interno, a una navata di tre campate con volte a vela e alti pilastri a fascio addossati ai muri, notare la cappella del Santissimo Sacramento (seconda a destra). Notevole, nel presbiterio, il grande affre­sco che copre la parete absida­le, Cristo Crocefisso del tardo secolo XV.

Oltrepassata la chiesa, al n° 22 è il Museo Ken Damy di fotografia contemporanea, associazione cultu­rale dove sono esposte opere di qualificati fotografi contempo­ranei. Il museo è inserito nel palazzo Lechi, detto anche Loggia delle Mercanzie, complesso formato dalla sovrapposizione di strutture medioevali, cinquecentesche e barocche, messe in evidenza dai recenti restauri; pregevoli sono la loggetta nel secondo cortile e il portale rinascimen­tale.

Girando al termine della via a destra, si giunge in uno slargo che i bresciani chiamano piazza Rovetta, e ci si incammina nella direzione nord verso via Gasparo da Salò. Sulla sinistra, poco dopo l’imbocco della via, un passaggio porta al complesso cinquecentesco della chiesa e chiostri di San Giuseppe che ospita il Museo diocesano e la Fondazione Civiltà Bresciana

In via Gasparo da Salò si affacciano: al n° 40 Casa Cavadini, con fac­ciata neoclassica (nel portichet­to si trova un'apertura che per­mette di vedere un mosaico bicromo delle terme romane che qui sorgevano) e la chiesa di San Giorgio, un'antichissima costruzio­ne più volte rimaneggiata e ricostruita completamente nella prima metà del ‘600.

La strada prosegue in contrada Santa Chiara dove, al n° 50 si trova l’ex monastero di Santa Chiara, sede della Facoltà uni­versitaria di Economia e Commercio, convento femmi­nile costruito nel XIII secolo alle falde occidentali del Cidneo, rifatto poi a metà del '400, e successi­vamente rimaneggiato. Particolare è la scenografica sca­linata marmorea settecentesca, opera barocca di Ascanio Girelli.

Al n° 43 è locato il Teatro S. Chiara: chiesa settecentesca con affreschi e stucchi trasformata in sala tea­trale.

Girato l’angolo in via della Rocca si costeggia l’edificio che chiude a nord il chiostro di San Faustino ex convento benedettino che ospita la sede amministrativa e rappresentativa dell’Università di Brescia. I lavori di restauro hanno portato alla luce affreschi di Gian Domenico Tiepolo nel grandioso chiostro cinquecentesco e in alcune sale interne.

La via termina in piazzale Cesare Battisti dove si trovava la porta nella cinta muraria detta porta Pile; l’edificio neogotico con merlatura guelfa eretto dopo la demolizione delle mura alla fine del XIX secolo, ospitava il dazio. Si imbocca via San Faustino che costeggia a nord il popolare quartiere del Carmine e termina il piazza della Loggia (itinerario 1), strada che nell’andamento omogeneo dell’ampiezza denuncia la matrice del tracciato: l’andamento primordiale del torrente Garza che, con il Bova ed il Celato, entrava in questa porzione della città e serviva ad alimentare i mulini, i filatoi ma, soprattutto, le concerie che in questa via erano numerose.

Scendendo lungo la strada si nota, sulla sinistra, dopo l’entrata ai chiostri, la grande facciata della chiesa dei Santi Faustino e Giovita, santi patroni della città, che vengono ricordati il 15 febbraio con celebrazioni ecclesiastiche e con una grande fiera che porta a Brescia, provenienti da tutta Italia, centinaia di bancarelle che occupano le principali vie e piazze del centro storico.

A metà di via San Faustino si imbocca, a destra,  la contrada del Carmine, lunga arteria che taglia uno dei quartieri più popolati della città, già in età romana e medioevale quartiere dei commercianti e degli artigiani, connotato da soluzioni edilizie che presentano alte case a schiera con fondaci (botteghe) a piano terra e baldresche o alzane (loggiati rustici) all’ultimo piano, coperti dal tetto, per stendere pelli conciate o stoffe tinte ad asciugare. Poco avanti prospetta la grandiosa facciata in pietra e laterizio della chiesa di Santa Maria del Carmine, alto esempio dell’architettura gotica a Brescia costruita nel 1429-1475 accanto al convento dei Carmelitani qui sorto nel XIV secolo. La struttura lombardo-gotica della chiesa è stata in parte snaturata nel XVI secolo a causa di rimaneggiamenti che portarono alla muratura delle finestre oblunghe e le originarie arcate a sesto acuto furono cambiate in aper­ture a tutto sesto.
All'interno sono conservate numerose opere d’arte pregevoli: (nella terza cappella a destra) l’affresco 
Crocefisso di Vincenzo Foppa ese­guito fra il 1475 e il 1477; la pala dell’altare maggiore Annunciazione di Pietro de Witte, donata nel 1536 dal duca Renato di Baviera, contenuta in una preziosa soasa lignea dorata ed intagliata che incornicia anche la tela di Grazio Cossali (1563-1626) Vergine con il Bambino che distribuisce gli scapolari; settantacinque stalli lignei disposti lungo la parete dell’abside  (sec. XV-XVI); il Compianto sul Cristo morto gruppo di dieci statue a grandezza naturale di terracotta policroma, straordinarie nella loro plastica drammaticità, del secondo o terzo decennio del XVI secolo, posizionate nella cappella De Rosis, in capo alla navata sinistra. Nella cappella in fondo alla navata destra, adibita a sacrestia, sono visibili numerosi lacerti di affreschi di scuola lombarda del 1423-1450. Uscendo da una porta in fondo alla navata, si accede ad un cortile dal quale è visibile l’esterno dell’abside poligonale della chiesa (1471-1478) e che, sulla destra, immette in una cappella con interessanti affreschi del 1510 circa di Floriano Ferramola e Vincenzo Civerchio.
A fianco della chiesa, con accesso da vicolo dell'Anguilla n°8, ci sono i tre chiostri dell’ex convento dei Carmelitani, due posti lungo il fianco orientale della chiesa e un terzo, più piccolo, a ovest. È questo il chiostro piccolo, quat­trocentesco, con arcate a tutto sesto nei due ordini. Segue il chiostro maggiore (1478) con al centro una fonta­na del secolo XVI, epoca alla quale risalgono le trasformazio­ni dei lati settentrionale e occi­dentale; sul lato sud s'apre il chiostro meridionale, del 1521, ristrutturato nel Settecento.

Ripercorrendo ancora in direzione est Contrada del Carmine si giunge in via delle Battaglie dove, sulla destra si trova, al n° 32 casa già Averoldi, dimora del XVI secolo, con notevole portale. Imbocchiamo via delle Grazie sulla quale prospettano dimore patrizie settecentesche: al n° 23 palazzo Torriceni costruito nel 1780 su disegno dell’architetto Turbini, con pro­babili successivi interventi di Rodolfo Vantini (1832); al n° 19 palazzo Fenaroli, opera della seconda metà del '700; palazzo Caprioli, con portale seicentesco d'ingresso su via Capriolo al n° 48, che presenta ancora sulla facciata e sul fian­co in via delle Grazie alcuni affreschi eseguiti da Pietro Marone nel 1591 e altri prece­denti. Dopo la basilica di Santa Maria delle Grazie, caratterizzata dal con­trasto fra la sobria facciata rina­scimentale e il fastoso interno barocco, incontriamo, prima di sboccare in Via Garibaldi, al n° 18 palazzo Maffei, risalente al XVII secolo e ampliato nel successivo decorato nella facciata da teste e  pezzi d'armatura posti fra le grosse bugne del portale.


Si percorre corso Giuseppe Garibaldi verso ovest, animata via di passeggio dove si aprono numerosi negozi. La via si estende dal piazzale omo­nimo, dove si trova il monu­mento a Giuseppe Garibaldi inaugurato nel 1889 (ideato dall'architetto Antonio Tagliaferri e realizzato dallo scultore Eugenio Maccagnani) alla Torre della Pallata, uno degli emblemi della città, torre due­centesca fra i principali monu­menti del periodo medioevale. Eretta utilizzando molti resti di edifici romani, si alza per 31 metri, e ha una pianta quadrata di 10,6 metri. Incastonata nel suo basamento è la fontana su via Pace, ese­guita nel 1596 da Antonio Carra su disegno di Pietro Maria Bagnatore. Le figure rap­presentano Brescia armata con cornucopia e i due fiumi Garza e Mella.

Sulla sinistra della torre si imbocca via Mameli, stretta via commerciale; all'altezza di una fontana neo­classica che decora l'angolo d'incrocio con contrada S. Giovanni, una breve deviazione porta a visitare la chiesa di San Giovanni Evangelista, pregevole per le decorazioni della cappella del Santissimo Sacramento, opera di Moretto e Romanino.

Percorrendo via Mameli in direzione della piazza della Loggia, incontriamo incastonato su un angolo di palazzo, sulla destra, il Mostassù delle Cossere, curioso faccione in pietra dal naso mozzato, secondo la leg­genda, da Enrico VII nel 1311, esasperato per la resistenza dei bresciani al suo assedio.

Al n° 27 si trova il cinquecentesco palazzo del Magistrato della Mercanzia trasformato nel portico e nell'interno dal restauro dell'architetto Egidio Dabbeni (1925). Di fronte, all’angolo con via Valerio Paitone, si trova una casa medioevale con resti del XIII secolo e, poco più a est, sempre con accesso da via Mameli, è l’accesso alla Curt dei Pulì (Cortile dei Polini) dove si può notare una casa con grande altana al colmo, due fontane, una a muro di linea neoclassica e l'altra vasca-abbeveratoio medioevale che serviva d'acqua tutta la corte.

Durata del percorso: mezza giornata
Informazioni: 
Infopoint Turismo, tel. 030.3061266 infopoint@comune.brescia.it
Infopoint Stazione, tel. 030.3061240 infopoint@comune.brescia.it

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