Portale del turismo del Comune di Brescia: tutte le informazioni utili per la visita della città

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Slow tour 1

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Da Piazza Paolo VI a Piazzetta San Marco

L’itinerario ha inizio in piazza Duomo, oggi piazza Paolo VI in onore del pontificato del bresciano G. B. Montini (1897-1963). L’aspetto attuale della piazza risale al XVIII secolo ed è il risultato di una lunga stratificazione storica, iniziata in epoca romana.
Sul lato ovest della piazza si  trovava il battistero di S. Giovanni (615), abbattuto nel 1625, di cui rimane una formella tonda con la testa del santo, immurata nella casa di fronte al Duomo Nuovo.

Al centro dello stesso edificio, spicca un portico in pietra, sormontato da una trifora gotica, dell’antico palazzo dei Camerlenghi, residenza del sovrintendente visconteo alle munizioni. Al centro della piazza sorgono due fontane del XVIII sec.: a nord quella con la statua di Minerva, opera di Cignaroli ed a sud la copia di quella del Calegari con la statua di Brescia armata. Sul lato est spiccano il Duomo Nuovo, il Duomo Vecchio ed il Palazzo del Broletto.

La caratteristica del Broletto (da brolo “frutteto recinto” o “giardino con alberi”) è il perimetro esterno murato a protezione dei porticati interni. La facciata in medolo che dà sulla piazza (1232) è alleggerita in alto dal cotto, dalle polifore e da varie decorazioni. Il portale d’accesso (1606) presenta due colonne in granito egiziano, già romane, provenienti dalla cattedrale di S. Pietro de Dom (V sec.); sul pilastro a destra si nota una Madonna col Bambino del XIV sec. e su quello di sinistra la raffigurazione della Giustizia e il Leone di S. Marco, abraso dai giacobini. A nord del portale, in v.lo S. Agostino( Il vicolo è in salita), la malatestiana Chiesa S. Agostino (inizi sec. XV) incorporata nel 1610 nell’ala del Broletto ed oggi Sala incontri della Provincia di cui rimane solo la bellissima facciata in cotto, da cui sporgono due teste di leoni in pietra e sulla quale spiccano il rosone e le tre finestre ad arco leggermente acuto, tardo- gotiche nella decorazione ad archetti e traforo, ed il semplice portale architravato in pietra, sormontato da una lunetta a sesto acuto. A sud del portale d’accesso del Broletto, s’innalza la Torre del Pégol o del Popolo, con scarpa forte in bugnato e merli ghibellini non originali, e la romanica  Loggia delle Grida (XIII sec.), distrutta durante i moti del 1797 e ricostruita nel 1902.

Originali, anche se restaurate, sono cinque delle figure, di robabile scuola antelamica, che sostengono i mensoloni. Alla loggia si accedeva per la porta, posta tra una trifora e una quadrifora, caratterizzata dall’intradosso a pieno centro e dall’estradosso a sesto acuto e profilo a mandorla; in alto, sotto il timpano, è una piccola bifora. Dal portale si accede nell’androne dove si notano un affresco del ‘300 raffigurante una Madonna con Bambino ed una scultura del ‘400 che rappresenta la Giustizia. Entrando nel cortile maggiore ( il cortile ha una pavimentazione a tratti sconnessa), con fontana centrale del 1718, si possono ammirare le facciate interne del Palazzo: sul lato ovest spiccano le cinque finestre in cotto con tracce di affreschi nelle lunette e sotto il cornicione di gronda.

Sul lato sud (edificato sull’area delle case Poncarali, di cui rimane, ormai conglobata nel tetto, la torre in pietra bugnata, fatta mozzare da Ezzelino da Romano nel 1258), sopra il  portico della ragione, oggi murato, si trovano due grandi quadrifore con colonnine, capitelli ed archeggiature, nonché due trifore di gusto antelamico (1220-1230) con archi in botticino e doppie colonnine, lisce e tortili, in rosso di Verona, come il cordone modanato del davanzale. Sui capitelli della quadrifora di sinistra si svolgono dodici figurazioni dei mesi con otto costellazioni zodiacali, mentre la quadrifora di destra conserva nella lunetta un affresco del XIV sec. con stemmi nobiliari. La balconata in ferro battuto è un’aggiunta dei primi anni del  XVI secolo.

L’ ala nord, con portico bugnato a sette arcate e loggia architravata sovrastante del 1626 (oggi sede degli uffici della Prefettura) è l’aggiunta che maggiormente discorda cogli edifici  recedenti. Sul lato est resta l’originale doppio porticato ad arcate a sesto acuto che nel XV sec. venne ricoperto da volte a costoni in cotto. Dall’androne parte lo scalone che porta alla sala del Podestà, oggi sede dell’anagrafe comunale, con affreschi di Gandino, Sandrini e Giugno (1610). Dall’ uscita monumentale del 1609, si accede in via Mazzini dove, a destra, incontriamo il muro visconteo, con scarpa e fossato, resto della Cittadella Nova. Raggiungiamo l’incrocio con via Cattaneo che imbocchiamo; al n. 15 è una bella facciata con finestra ogivale murata e portale a sesto acuto con mascherone in chiave. All’incrocio con via Cereto sorge la Torre d’Ercole, casa-torre (XII sec.) della famiglia Palazzi, costruita con resti di materiale lapideo provenienti dal foro romano, forse vicino a un tempio  di Ercole; fu mozzata nel 1258 da Ezzelino da Romano.

Girando a destra in  via Cereto imbocchiamo v.lo S. Marco ( v.lo S. Marco e l'omonima piazza hanno una pavimentazione in acciottolato a tratti sconnessa) per scoprire la piccola chiesa (XII sec.), già proprietà della nobile famiglia Avogadro. Le semplici e severe linee romaniche sono alleggerite dal motivo di archetti in cotto intrecciati; il portale in pietra è sormontato da un arco a tutto sesto.

 

Da piazzetta S. Marco al Museo di S. Giulia

Ritornando in via Cattaneo, all’incrocio con via Gambara si trova una  fontana neoclassica, particolare per la targa con una poesia a lei dedicata dal bresciano Terenzio Formenti. Proseguendo, al n. 51 sorge palazzo Luzzago (ora Monti della Corte – Masetti Zannini). Sulla facciata barocca spicca il portale in pietra a conci, in prospettiva per dare maggiore profondità e spostato sulla sinistra per fronteggiare il vicolo Candia. Due sono le file di finestre con le cornici interrotte da bugne e i tre conci in chiave, sormontati da due spioventi in rilievo nelle finestre del piano nobile. Sotto il cornicione: grappoli di frutta, alternati ai mensoloni di gronda, intervallati da piccole finestre.

Nel grande atrio a portico del ‘400, le volte a vela sono affrescate a piccoli motivi ornamentalie, sulle colonne, sono scolpiti gli stemmi dei Luzzago e di altre famiglie imparentate. Al n. 55 sorge lo splendido palazzo Fenaroli (già Cigola di Muslone), eretto nei secoli XVI e XVII, che si presenta con un’architettura severa ed imponente, caratterizzata dalla facciata marmorea dal bugnato sottile (in gradazione nei due piani) e dalle lesene che scandiscono le due facciate, su via Cattaneo (XVI sec.) e su p.za Tebaldo Brusato (XVII sec.). Le finestre sono contornate da una semplice cornice e sormontate da un timpano in rilievo, retto da due mensolette. Il ornicione è decorato da marmi e figure femminili che traboccano l’acqua piovana. Il portale del Beretta, fiancheggiato da due possenti telamoni e sormontato da un balcone in pietra con parapetto ornato da sirenette e scudo “muto” al centro, testine di medusa e grifoni ai lati, dà accesso al cortile occidentale che costituisce la parte più antica del palazzo, con porticato dalle snelle colonne rinascimentali ed i capitelli scanalati su cui era impostato un loggiato, ora murato. Il corpo orientale, del XII secolo, si affaccia su p.za Tebaldo Brusato e presenta una grandiosa facciata rialzata al centro da un attico. Proseguendo su questo lato della piazza, raggiungiamo il v.lo Settentrionale ( La pavimentazione del v.lo Settentrionale è molto sconnessa) che porta in via Musei, di fronte all’entrata del Museo S. Giulia, patrimonio mondiale UNESCO dal 2011. 

Santa Giulia, il museo della città

Il museo si articola intorno al complesso di S. Salvatore, il monastero delle monache benedettine fondato nel 753 da Ansa, moglie del re longobardo Desiderio e si presenta come un articolato insieme di edifici situati ai piedi del Castello, lungo via Musei, un tempo decumano massimo della città romana. Il monastero, sorto su un’area già occupata in epoca romana da importanti domus, divenne in epoca longobarda uno dei complessi conventuali più importanti e prestigiosi del Nord Italia e, nel 915, fu dedicato a S. Giulia ( Il Museo di S. Giulia è completamente accessibile; le rampe d' accesso ad alcune sale hanno una pendenza eccessiva; accesso al Coro delle Monache dall'entrata della chiesa di S. Giulia in via Piamarta; nel Museo sono  presenti ristorante e bagni attrezzati). Nel 1798 fu soppresso e incamerato dal demanio militare, per poi passare al comune di Brescia. Il complesso, che si accrebbe per i successivi ampliamenti, soprattutto in età comunale (XII sec.) e nel tardo ‘400, si articola intorno ai tre chiostri e a tre chiese di epoche diverse: la basilica longobarda di S. Salvatore, la chiesa romanica di S. Maria in Solario e la chiesa rinascimentale di S. Giulia. Il percorso espositivo del Museo della Città (circa 12.000 mq)  ripercorre la storia di Brescia, dall’Età del Bronzo al Rinascimento, attraverso repertiarcheologici, mosaici, affreschi, elementiarchitettonici e decorativi, statue ed opere d’arte. Le sezioni sono: al  piano interrato l’area archeologica, l’Età preistorica e protostorica, l’Età romana e il territorio; al piano terra l’ Età romana con le Domus dell’Ortaglia, l’Età altomedievale – Longobardi e Carolingi - La chiesa di S. Salvatore, l’Età del  comune e delle Signorie, l’Età veneta ed il Monastero; al primo piano S. Maria in Solario, S.Giulia e il Coro delle Monache.

Dal museo di S. Giulia a porta Bruciata

Uscendo dal Museo e girando a destra in via Musei, al n. 50 incontriamo  palazzo Benasaglio (già Maggi di Gradella, dei Podestà); costruito verso il 1554 dal Beretta, si presenta con una semplice ed elegante facciata a rustico, dove spicca il portale inquadrato da due alte semicolonne doriche scanalate e due ordini di finestre, arricchite al piano nobile da un architrave, poggiante su mensolette. Il cornicione è ornato da volute al di sopra diuna fascia di ovuli e gocce; l’atrio ha un soffitto a travature lignee e la fronte sostenuta da alte colonne ioniche; sul fondo del cortile, la neoclassica fontana del Vantini (1832) con statua dell’Emanueli. Proseguendo, si raggiunge  p.za del Foro ( Il lato est di piazza del Foro ha una pavimentazione a tratti sconnessa), centro della Colonia civica augusta Brixia ed ora del più importante sito archeologico della Lombardia, patrimonio mondiale UNESCO 2011. Il foro si estendeva dal ecumano (via Musei) a via Cattaneo per una lunghezza di 139 m. ed una larghezza di 40. Qui spicca per grandiosità il Tempio capitolino o Capitolium.

Eretto verso il 73 d.C. (secondo l’iscrizione sul frontone) dall’imperatore Vespasiano, sui resti del precedente tempio repubblicano, fu dedicato alla triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva. La costruzione, a diversi livelli, terrazze e scalinate, seguiva la china del terreno con notevole effetto scenografico. Affacciandosi dal parapetto di via Musei, si può vedere il lastricato del decumano: da qui partiva un’ampia scalinata tra le due fronti in botticino, scandite da lesene e da arcate cieche a tutto sesto che limitavano l’area sacra del tempio. La scala portava al ripiano dell’area capitolina, cinta sui tre lati da uno stilobate alto tre metri, su cui poggiavano il tempio e, ai lati, le due ali a portico.

Da questo livello partiva un’altra scalinata, fiancheggiata da due fontane, che saliva al pronao esastilo con colonne (11 m.), sul quale è impiantato il frontone triangolare. Le colonne corinzie (sedici, di cui una sola intatta visibile sulla sinistra), come le tre celle all’interno, furono ricomposte e integrate nell’’800 dall’archeologo Labus, con la collaborazione dell’architetto Vantini e del pittore Basiletti, con lo scopo di trasformare il tempio nel Museo patrio che fu inaugurato nel 1830. Nella cella centrale si possono ammirare le numerosissiome lapidi votive, storiche e sepolcrali disposte alle pareti secondo l'ordine dato nell'800 e quattro grandi aree. Nella cella occidentale sono tre teste su pilastrini, mentre in quella orientale sono installati suggestivi supporti multimediali. Nel livello sottostante il Tempio è conservata, in ottimo stato, la IV cella del Santuario repubblicano ( Accesso alla IV cella del Santuario ed alle celle del Capitolium con piattaforma elevatrice nell'ala occidentale del Tempio)databile ai primi decenni del I secolo a.C.,  con lo straordinario ciclo di affreschi delle pareti interne.

Dalle due estremità della platea del Capitolium partivano due porticati, che fiancheggiavano il foro, che si estendeva fino alla Basilica o Curia i cui resti sono visibili in p.tta Labus (cfr. itinerario 2).

Sul lato est della piazza, d’angolo con via Musei, si trova la  chiesa di S. Zeno al Foro (XI-XII sec., riedificata nel 1709-’39) con l’elegante cancellata spartita da pilastrini, coronati da putti e coppie di delfini intrecciati. Pochi metri più avanti, sono visibili, 4,5 m. sotto il piano stradale, i resti del portico che delimitava il Foro romano, dai quali spicca l’alta colonna (6,50 m.) di marmo caristio, con capitello corinzio (restauri e integrazioni del 1930). Sul lato ovest della piazza si trova la parte più antica del  Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino 1° e 2°(poi Marazzani, Visconti) con la maestosa facciata del ’500 di marmo di linee sobrie, trasformata nel 1697, sulla quale spiccano i due portali gemelli a grosse bugne, disposti prospetticamente, con gli stemmi con l’aquila dei Martinengo posti al centro delle arcate. Secentesca e di linee barocche è la parte del palazzo prospiciente via Musei (n. 32), terminata nel 1663 ed oggi sede di alcune esposizioni d'arte ( L’ingresso all’ala espositiva di Palazzo Martinengo, dove solo alcune sale sono accessibili, è possibile  dal n. 32, avvisando il personale alla biglietteria (non accessibile). Bagno attrezzato.).

Sulla facciata spicca l’originale portone del Carra, dove le aquile dello stemma deiMartinengo sono state usate come cariatidi per sostenere il sovrastante balcone in pietra e ferro battuto. Il fondale del piccolocortile è arricchito dalla bella fontana, sovrastata da una nicchia che accoglie la statua di Scilla Martinengo e di Cesare IV (1691). Il palazzo appartenne a Marzia Martinengo che nella primavera del 1807 ospitò il poeta Ugo Foscolo, da lei amato. Proseguendo su via Musei, al n. 28 sorge palazzo Cervi (ora Ambrosi), con una facciata ad intonaco sobria ed elegante, dall’alto portale a sguancio, bugnato con mascherone.

Sullo stesso lato della via, sorge la  Chiesa di S. Maria della Carità ( La chiesa di S. M. della Carità non è possibile) (1640 rimaneggiata nel XVIII sec.)sulla cui facciata, decorata da due colonne di granito provenienti dall’antica S. Pietro de Dom, spiccano due statue d’angeli in marmo bianco: Angelo con giglio di Calegari (1746) e Angelo con la casa di Ferretti e le quattro finte statue di profeti affrescate da Albricci (1744). Oltrepassato l’incrocio con via Mazzini, si passa sotto l’archivolto della Carità, il cavalcavia visconteo che consentiva il collegamento protetto e diretto del Broletto con la guarnigione del Castello (cfr. itinerario 4); il lato est è originale, mentre il filetto in cotto sulla facciata ovest segna la parte bombardata nel 1944. L’effigie della Madonna fu posta dal “Capitanio” veneto nel 1722, che al vespro scendeva a recitare le litanie colla “gente minuta”. Superato il volto, raggiungiamo p.za Tito Speri, con il monumento del Ghidoni (1888), dedicato all’eroe bresciano delle X Giornate, impiccato nel 1853 sugli spalti di Belfiore (MN). All’angolo della piazza, la fontana del Tagliaferri, costruita alla fine dell’’800 con i frammenti provenienti dall’adiacente monastero dei Ss. Cosma e Damiano.

Percorsi pochi metri ci troviamo di fronte alla Torre di Porta Bruciata (XII sec.). In età romana questa era la  porta mediolanensis (poi dei Paraveredi o corrieri postali) che segnava il limite ovest della città. La torre (a sette piani, alta circa 30 m.) bruciò più volte; quella di oggi, rimaneggiata nella merlatura ghibellina e nei beccatelli nel XIV sec., è inserita in una compatta cortina edilizia, che faceva parte della Cittadella Nova. Nel XV secolo la porta  era la meta finale delle corse delle “Donne”, dei “Fanti” e dei “Cavalieri” che partiva dalla Pallata (cfr. itinerario 3).

Nascosta tra le case, con entrata sotto il volto, è la chiesa di S.  Faustino in Riposo, ( L'entrata della chiesa ha un gradino di 15cm) detta di S. Rita (fine del XII sec.) eretta sulle rovine di una cappella (VIII-IX sec.), dove sostò la solenne processione che trasportava i corpi dei patroni Ss. Faustino e Giovita. L’esterno della chiesa, visibile dalla piazzetta sul lato destro della Porta Bruciata, è caratterizzato da un tamburo cilindrico a conci di pietra regolare che sostiene un tronco di cono a grossi dentelli semicircolari in cotto su cui, separata da una modanatura in pietra, si appoggia una celletta campanaria cilindrica a formelle tonde, pure in cotto e disposte a dentellato.

 

Da porta Bruciata a piazza Paolo VI

Imboccando via Beccaria, ritorniamo in piazza Paolo VI dove concludiamo il nostro itinerario con la visita al Duomo Nuovo e al Duomo Vecchio. Il Duomo Nuovo, ( Accesso al Duomo Nuovo con la rampa esterna sul sagrato) la cui fabbrica durò dal 1604 al 1825, domina il lato est della piazza. La cupola, realizzata dal Vantini, su progetto del Cagnola, fu rifatta dopo i bombardamenti del 1943. L’imponente facciata, in bianco botticino, è impostata su due ordini di colonne composite, con il timpano triangolare (in cui campeggia lo stemma della città) coronato dalle statue di Carboni, Salterio e Possenti (1792). In basso, si apre il portale centrale su cui, tra ricchi festoni, è il  Busto del cardinale Querini di Calegari; nell’abside le grandi statue dei  Ss. Faustino e Giovita di Carra.

L’interno, altrettanto imponente, è a tre navate con alte colonne, le lesene scanalate ed i massicci pilastri che sorreggono la grandiosa  cupola nei cui pennacchi, entro grandi cartocci barocchi, sono i busti degli Evangelisti di Calegari il Giovane e di Carloni. Fra le numerose opere presenti, segnaliamo: nel primo altare di destra il grande Crocifisso ligneo  della seconda metà del ‘400 e, nella lunetta in alto, il  Sacrificio d’Isacco del Moretto; sul terzo altare è l’arca funeraria del vescovo Apollonio, costruita verso il 1510 ed attribuibile all’Olivieri, indubbiamente una delle più interessanti della scultura bresciana del periodo. Sopra il confessionale e di fronte alla porta che conduce in sagrestia sono due opere del Nuvolone, rispettivamente Ss. Nicola, Faustino e Giovita (1679) e  S. Antonio da Padova.  Sull’altare in fondo alla navata destra (Fede ed Umiltà) così come nel presbiterio (S. Gaudenzio e S. Filastrio) giganteggiano le statue del Calegari (1783- 89). In fondo alla navata sinistra, su un altare marmoreo del ‘500, è l’  Apparizione dell’Assunta ai Ss. Carlo Borromeo e Francesco e al vescovo Marin Giorgi (1627) di Palma il Giovane. Nella parte centrale della fiancata sinistra è il Monumento a Paolo VI (1984) di Scorzelli, sormontato alla parete dalla Visitazione, lo Sposalizio e la Presentazione al tempio del Romanino, che ornavano le ante dell’organo in Duomo Vecchio.

Contiguo alla cattedrale è il Duomo Vecchio o Rotonda ( Il Duomo Vecchio è visitabile solo nella zona del Matroneo) eretto dai maestri comacini (XI-XII sec.) sui resti dell’antica basilica di S. Maria de Dom (VI sec.) distrutta da un incendio (1097); dopo numerosi cambiamenti apportati alla Rotonda nel corso dei secoli, dal 1881 al 1898 venne riportata alle forme originarie. All’esterno si presenta con un corpo apianta circolare con tamburo a conci regolari di medolo e cupola emisferica; l’austera semplicità della muratura è alleggerita dalle lesene e dal fregio degli archetti in cotto che si rincorrono sotto il tetto, dalle profonde nicchie cieche e dai tre occhi, contornati da un cordone sagomato, che danno luce all’interno insieme alle finestrelle ad arco. Il portale dalle linee barocche è copia di quello del Piantavigna del 1571.

L’interno, severo e grandioso, si snoda attorno all’ampio vano centrale ricoperto dalla cupola che poggia su otto arconi a tutto sesto, sostenuti da pilastri trapezoidali. Attorno al vano, col quale comunica per mezzo di due scalinate, corre un deambulatorio, sopraelevato ad occidente da un tratto che serviva da matroneo. Qui possiamo ammirare il monumento sepolcrale del vescovo Berardo Maggi (1308). In marmo rosso di Verona, il sepolcro raffigura: su uno spiovente, il Vescovo supino con alle estremità i  Simboli Degli Evangelisti e i Ss. Faustino e Giovita; sullo spiovente opposto,  il Giuramento di  Pace fra i guelfi e i ghibellini bresciani, ed alle estremità i Ss. Pietro e Paolo.

Le scalette a lato della porta d’ingresso portavano alla torre che sovrastava il matroneo, crollata nel 1708; nel vano del sottoscala di destra, una scultura del XIII sec. che raffigura  S. Apollonio vescovo. Dal matroneo possiamo ammirare: accanto alla cappella di destra, il  sarcofago campionese del vescovo Balduino Lambertini (1349) e, di fianco a quella di sinistra,  il monumento funebre del vescovoDomenico de Dominici (1478). Nel presbiterio è visibile, tracciato in marmo nero, il perimetro originario della basilica ed i frammenti di mosaici del VI sec.; dietro l’altare maggiore (XIV sec.) è l’  Assunzione del Moretto (1526), gli stalli lignei del Soresina (1522) ed il grandioso organo dell’Antegnati (1536). Nella parte centrale del transetto è conservata intatta la ricca decorazione a fresco del XIII sec.

 

Durata dell'itinerario: un giorno

Tratto dalla guida "Brescia Possibile" di SLOWtime
Per le mappe di riferimento e maggiori informazioni: http://www.slowtime.it/