Portale del turismo del Comune di Brescia: tutte le informazioni utili per la visita della città

  • English
  • Français
  • Deutsch
  • Español
  • Italiano

Slow tour 5

Modifica:

Da piazza della Vittoria alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano

L’itinerario ha inizio da piazza della Vittoria, esempio emblematico della politica urbanistica di sventramento dei centri storici italiani attuata durante il fascismo.
Piazza della Vittoria ha pavimentazione liscia sui marciapiedi e molto sconnessa negliattraversamenti; marciapiedi con rampa su tutti i lati della piazza e scalinate sul lato nord – est).
Progettata dall’architetto Piacentini, la piazza fu edificata fra il 1929 ed il ’32 radendo al suolo il quattrocentesco quartiere delle Pescherie, ormai fatiscente, che sorgeva su di un’area a ridosso delle antiche mura romane, ricca di una storia più che millenaria come dimostra il ritrovamento di importanti resti risalenti alle età imperiale e longobarda, avvenuto durante gli scavi del 1970 per la costruzione del parcheggio sotterraneo; intervento che, a sua volta, tagliando centralmente la pavimentazione, ne ha completamente snaturato la continuità spaziale.
Come esigeva lo stile dell’epoca la piazza è circondata da edifici monumentali ed era ricca di decorazioni ed opere celebrative, in gran parte rimosse o andate distrutte.

Sovrastata a nord dal grande palazzo della Posta dalle caratteristiche fasce di marmo in facciata e portali architravati riquadrati con marmo nero del Belgio, la piazza è occupata ad ovest dal palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia, affiancato dal torrione dell’INA, struttura in cemento armato rivestito in cotto che, con i suoi 60 metri di altezza, rappresentò un record fra gli edifici abitativi in Italia.Davanti al palazzo era una bella fontana distrutta alla caduta del ventennio fascista, sovrastata da un’alta statua di un giovane nudo in posizione altera e di sfida, opera di Arturo Dazzi, popolarmente ribattezzata “Bigio“ e tuttora conservata in un magazzino comunale. Sulla facciata classico – déco del palazzo spicca il leone alato bronzeo, modellato dal Biagini, curiosamente fronteggiato, sul lato est della piazza, da un altro simile scolpito sull’edificio della Riunione Adriatica. Proseguendo su questo lato della piazza incontriamo l’arengario, il bel pulpito in pietra porfirica rossa, fasciato da nove bassorilievi del Maraini celebrativi di: Brescia romana e longobarda, Arnaldo da Brescia, Berardo Maggi, l’assedio della città da parte del Piccinino e l’apparizione dei Santi patroni a salvamento, i pittori Romanino e Moretto, le X Giornate, la Prima Guerra Mondiale e Brescia fascista. Dietro l’arengario spicca la Torre, in epoca fascista chiamata “della rivoluzione“, delle cui originarie decorazioni celebrative restano solo le teste alate scolpite dal Drei sulle due semicolonne che affiancano l’arco che dà accesso al Quadriportico (un tempo  Loggia dei mercanti) progettato dal bresciano Tito Brusa.
Qui si trovano tuttora le Sale della Borsa, ora trasformate in un elegante Caffè, che contengono ancora due sculture del Righetti. (  Accesso a raso al Quadriportico da via X Giornate). Raggiunto il fondo della piazza scopriamo, incastrata nella parete ovest del palazzo della Posta, la semplice facciata di una casa cinquecentesca, particolare per i notevoli affreschi con scene di storia romana di Lattanzio Gambara. Di fronte è l’esterno dell’abside dell’antichissima chiesa di S. Agata le cui origini risalgono all’epoca longobarda, come testimonierebbero sia la sua posizione al centro dell’area della Curia Ducis, sia l’intitolazione alla Santa alla quale erano particolarmente devoti i Longobardi (  Scivolo sul retro della chiesa di S. Agata (via XXIV Maggio) rampa ripida al portoncino d’accesso a due battenti. La Cappella del Crocifisso e la sacrestia non sono accessibili). La chiesa venne ampliata nelle forme attuali nel 1458 aggiungendo il presbiterio e l’abside costruiti su di una resistente volta (in parte ancora visibile incorporata alla base delle pareti sud e nord del presbiterio) a cavallo del torrente Garza che un tempo attraversava da nord tutta la città. Purtroppo tutta la fiancata meridionale fu pesantemente modificata nel 1927 con la costruzione di un porticato architettonicamente in sintonia con i nuovi edifici della piazza, in un’arcata del quale è stato inserito il masso che ricorda gli alpini caduti nelle battaglie sull’Adamello della Prima Guerra Mondiale. Intatti invece restano: l’esterno del presbiterio con le policrome formelle in terracotta smaltata che incorniciano le due finestre oblunghe dell’abside ed il fregio sotto il tetto e la semplice facciata, rivestita per metà in marmo di Botticino, su cui si aprono due piccoli occhi ciechi e l’elegante portale della fine del ‘400 al quale, nel 1739, fu aggiunta la cimasa coronata da tre belle statue di Antonio Calegari celebranti le Ss. Agata, Lucia e Apollonia. L’interno, ad una navata, è ricco dei pregevoli interventi che si sono susseguiti nel corso dei secoli. Tra i più significativi segnaliamo: nel presbiterio gli interessanti affreschi nella parete di fondo (1475) rappresentanti la Crocifissione, la Natività e i Ss. Giacomo ed Antonio e quelli della volta, opera di Pietro Marone (1593), mentre dietro l’altare maggiore è la pala dai vivaci e brillanti colori il Martirio di S. Agata di Francesco Prata da Caravaggio (1522). Secentesche sono le volte a vela affrescate con finte prospettive architettoniche da Antonio Sorisene e Pompeo Ghitti (1638), mentre è settecentesca l’ampia cappella del SS. Sacramento sul lato destro. Infine, sul primo altare di sinistra, è un notevole polittico di scuola bresciana del ‘500 nel cui mezzo è l’affresco della Madonna della Misericordia, oggetto di venerazione popolare, proveniente dal muro di una casa vicina al monastero dei Ss. Cosma e Damiano (v. pag. 16); ai lati la Natività e  l’Epifania attribuiti a Paolo da Caylina il Giovane e, nella predella, tre scene della vita di Maria. Lasciamo la chiesa e proseguiamo l’itinerario percorrendo  via Dante e, a seguire, via Cairoli dove si affacciano alcune importanti dimore storiche bresciane ( Via Dante ha marciapiedi a raso molto sconnessi).
Al n. 15 incontriamo palazzo Togni, un ottimo rifacimento operato nel 1906 dall’arch. Dabbeni, dell’antico edificio quattrocentesco che qui sorgeva, noto come  Casa del Carmagnola, dal nome dal comandante dell’esercito veneto nella battaglia di Maclodio che vi dimorò dal 1430. Fino alla fine del ’500 divenne sede dei podestà prendendo il nome di “Palazzo Vecchio” per poi passare, nel corso dei secoli, di proprietà di diverse importanti nobili famiglie bresciane, fino alla definitiva decadenza alla fine dell’’800. Fu merito della famiglia Togni l’ultima decisiva ricostruzione dell’edificio con adattamenti moderni, testimoniati dalla maestosa facciata dove spiccano il portale centrale sovrastato dal balcone con trifora, quello ad est con un’ampia loggia bifora ed infine quello ad ovest caratterizzato dalla nicchia con la statua del Paride di Achille Regosa.
Proseguendo al n. 16 incontriamo Palazzo Calzavellia (ora Brunori), un antico edificio del 1484 che, anche se in parte devastato dai bombardamenti dell’ultima guerra, mantiene nella bella facciata l’eleganza architettonica del primo rinascimento con, ancora visibili, alcuni frammenti delle originali decorazioni a fresco, in gran parte andate perdute. Miracolosamente intatti restano il balconcino di sinistra retto da mensole a voluta in pietra traforata e scolpita a candelabri ed il bel portale marmoreo, racchiuso da due piccole lesene corinzie sormontate da due tondi con teste di imperatori nei pennacchi. Il portale è a sua volta inquadrato da altre lesene corinzie scanalate che, sostenendo il bassorilievo trapezoidale con due delfini e lo stemma nobiliare dei Calzavellia, si collegano alla finestra bifora affiancata da lesene e da un architrave con spirali, fregi e medaglioni.
Raggiungiamo ora l’incrocio con via Pace e imbocchiamo via Cairoli (L’incrocio semaforico con via Pace ha marciapiedi con rampa. Via Cairoli ha il marciapiede del lato nord con numerosi dislivelli in corrispondenza dei passi carrai) dove al n. 2 sorge Palazzo Martinengo della Mottella (poi Calini) ricostruito nel XVII secolo su un preesistente edificio del ‘400. Sulla facciata, scandita dalle grandi finestre coronate da timpani triangolari molto sporgenti, spicca l’originale balcone d’angolo in pietra andato distrutto sotto i bombardamenti dell’ultima guerra e recentemente ricostruito.
Notevole il bel portale in pietra degli ultimi anni del XVI secolo con decorazione a formelle scolpite con armature e trofei e condottiero a cavallo nell’ovale in alto. I bei battenti di legno, rifatti nel ‘700 su disegno di quelli esistenti, sono intagliati con una ricca decorazione a cartigli in cui figurano armature, trofei, mascheroni e le aquile dei Martinengo, mentre due figure di donna seguono la curvatura dell’arco d’ingresso. Un curioso destino ha avuto questo portale, in origine all’ingresso del palazzo Colleoni di via Pace che i padri Filippini, proprietari dell’edificio dall’estinzione della famiglia Martinengo della Pallata, cedettero ai conti Calini nel 1730 in cambio del terreno necessario per l’edificazione della chiesa di S. Maria della Pace.
Di fronte, ai n. 1 e 3, sorge Palazzo Oldofredi (ora Guaineri), fatto costruire intorno al 1570 dai Montini, sulla cui facciata sobria e lineare spiccano, oltre al fregio a volute che corre sotto il cornicione di gronda, i due portali gemelli del doppio ingresso, uno padronale e l’altro di servizio, inquadrati da lesene ed arricchiti nei semipennacchi da tondi di marmo dal classico modulo cinquecentesco.
A ridosso dell’edificio, al n. 5, si trova il palazzo Porcellaga (ora Pellizzari) edificato nel 1520 circa dalla nobile famiglia bresciana nota per gli eroici fratelli Luigi e Lorenzo, morti nella battaglia contro i francesi del 1512.
La parte inferiore della costruzione dalla bella linea cinquecentesca è rivestita in pietra e delimitata da due eleganti paraste, mentre l’importante portale riprende i temi classicheggianti dell’arco inquadrato da lesene scanalate a capitello corinzio, con medaglioni decorati da due teste di cesari nei semipennacchi. Curioso l’utilizzo dei motti latini incisi sia nel fregio sull’architrave del portale,  “Intrent libenter amici“ (Entrino liberamente gli amici), sia nelle cornici delle finestre del primo piano: “Oculatior dominus” (Il signore più attento), “Sic blandimus patriae“ (Così onoriamo la patria), “Coro oculi nos lares” (Il cuore, gli occhi e noi siamo i numi tutelari) e ”Arridet genius luci” (Sorride il genio alla luce).
Proseguendo al n. 9 incontriamo la  sala della Cavallerizza, attualmente sala comunale di lettura, in origine chiesa del quattrocentesco convento di S. Antonio, trasformato nel 1843 dal Donegani in aula per esercizi equestri.
Superato l’incrocio con via Matteotti (L’incrocio con via Matteotti ha marciapiedi a raso), al n. 14 scopriamo ancora un motto latino “Non me quaesiveris extra” (Non mi richiederai di più) inciso sull’architrave del bel portale rinascimentale in marmo, unico residuo dell’antica casa Brunelli, affiancato da due pilastrini con ricchi capitelli su cui poggia l’arco a triplice fascia decorativa chiusa da un’ampia foglia e sormontato da due tondi. Di fronte, al n. 19, sorge palazzo Duranti (ora Bettini), edificio della metà del ‘700 dalla semplice facciata ravvivata dalle graziose cornici delle finestre e dalle cimase del piano nobile, tipiche del barocchetto lombardo.
All’angolo con contrada delle Bassiche scorgiamo sulla sinistra, nascosta dai tetti delle costruzioni che la circondano, l’antica chiesa dei Ss. Cosma e Damiano (L’incrocio con contrada delle Bassiche ha marciapiedi senza rampa): ancora visibile la parte superiore della quattrocentesca facciata a fasce orizzontali in cotto e pietra, con il grazioso motivo degli archetti in cotto che si rincorrono sotto il cornicione e gli svelti pinnacoli che svettano contro il cielo.
Di lato il piccolo campanile quadrangolare romanico del XIII secolo, ingentilito dalle bifore a sesto acuto della cella campanaria.
La chiesa è inglobata nella struttura per anziani “La Residenza”, con entrata da via dei Mille n. 41 ( Accesso alla chiesa dei Ss. Cosma e Damiano dal portoncino nel chiostro della “Residenza” (gradino di cm. 5). Collegamento alla navata dal pronao con rampa abbastanza ripida).L’interno è stato completamente rimaneggiato nel XVIII secolo e si presenta con linee e ricche decorazioni tipicamente barocche. Elementi dell’antica decorazione quattrocentesca sono visibili nei rosoni delle due cappelle e nei pilastri del portico; nel pronao si trovano la Pietà di Sante Cattaneo e S. Benedetto tra i Ss. Cosma e Damiano di Paolo da Caylina il Giovane. Nella cappella a destra del presbiterio è un Crocifisso ligneo di scuola lombarda del XV secolo e in quella di sinistra è  l’arca di S. Tiziano, pregevole opera di scuola bresciana del primo ‘500 sotto la quale si trova ancora il pozzo medievale da cui sgorgava un’acqua considerata miracolosa. Il grande chiostro quattrocentesco, appartenente all’originale monastero benedettino, è attualmente parte integrante della struttura per anziani. Nonostante i numerosi rimaneggiamenti il chiostro è molto elegante, con arcate sopraccigliate ed il porticato sovrastato da un loggiato che, raddoppiando il numero degli archi, conferisce al complesso una singolare leggerezza.

      
Da piazzale Garibaldi a via Pace
Lasciamo  “La Residenza“ e procediamo lungo via dei Mille fino a raggiungere piazzale Garibaldi, (L’incrocio con via dei Mille ha marciapiedi a raso) oggi intenso crocicchio di traffico ed in passato antica porta urbana, chiamata di S. Giovanni, che dava accesso alla città per chi proveniva da Milano. L’attuale piazzale fu ottenuto nel 1929 con la copertura del torrente Garza e lo spostamento dei caselli daziali del Donegani all’ingresso del cimitero Vantiniano, nella vicina via Milano. Al centro del piazzale è collocato il monumento equestre al Garibaldi del Maccagnani (1889) che entrò in città da questa porta nel 1859.

Dal piazzale ha inizio  corso Garibaldi, intitolato all’eroe dei due mondi nel 1862, ma le cui origini sono molto antiche, come rivela la denominazione di corso, un tempo data alle strade dove avevano luogo le
tradizionali corse, come quella dell’Assunta, per cavalli, asini e prostitute che si svolgeva nel XV secolo da porta S. Giovanni a porta Bruciata, nei pressi di piazza Loggia (Corso Garibaldi ha pavimentazione liscia senza marciapiedi).
Raggiungendo il vicolo cieco sulla destra (un tempo denominato  “scua löc“ = scopa  luogo), scopriamo una curiosa testimonianza del passato murata nella parete dell’abitazione al n. 45: una macina di mulino, dimostrazione dell’esistenza in passato di uno dei molti corsi d’acqua presenti un tempo in città.
Arrivati al vicino incrocio con  via delle Grazie notiamo la caratteristica  santella delle Cantinelle ( via delle Grazie ha marciapiedi a raso abbastanza sconnessi), dall’antico nome che aveva questo tratto della strada, dovuto alla probabile presenza di piccole cantine lungo la via. Proseguendo al n. 18 incontriamo  palazzo Maffei già Fenaroli, poi Antonini (seconda metà del XVII sec.) dalla sontuosa facciata chiusa fra due larghe paraste su cui spicca il bel portale bugnato, con trofei d’armi e mascheroni. Proprio i mascheroni caratterizzano la ricca ed originale decorazione dell’edificio, essendo presenti anche al centro dei frontoni con timpano, sotto i davanzali delle finestre del primo piano e, alternati con sirene, nel cornicione porta gronda. Altrettanto originali i graziosi balconcini con ringhiera in ferro battuto dell’ultimo piano. Di fronte al palazzo è una piccola piazzetta dove sorge la medievale chiesa di S. Mattia risalente al XIII secolo (trasformata in palestra a metà ‘800) dalle semplici linee romaniche con motivo di archetti in cotto nel sottotetto. Proseguendo per un breve tratto incontriamo l’antica  Basilica di S. Maria delle Grazie iniziata nel 1522 dai frati Gerolamini dove, nel XIII sec., sorgeva la chiesa dei padri Umiliati di Palazzolo. (Dal portone a sinistra della chiesa di S. Maria delle Grazie si entra nel chiostrino rinascimentale: sul fondo, a sinistra, si accede al Santuario con soglia a raso; a destra una rampa ripida dà accesso alla chiesa)
Del rinascimentale edificio originale resta solo la semplicissima facciata su cui spicca il magnifico portale in pietra a due battenti in legno, decorato secondo il raffinato e fantasioso gusto della scultura lombarda del ‘400, con ai lati due piccoli leoni romanici in marmo rosso e, nella lunetta in alto,
un bassorilievo raffigurante la Vergine con Bambino tra i Ss. Gerolamo e Giovanni e i due donatori. L’interno, a tre navate, ha perso gran parte l’originaria eleganza rinascimentale in seguito ai rimaneggiamenti dei secoli XVI e XVII, testimoniati dalla grande sovrabbondanza di decorazioni (ben 350 affreschi distribuiti nelle volte, nelle cupolette e negli archi) di stucchi, ori e statue cui contribuirono i maggiori artisti bresciani del periodo e che rappresentano un esempio unico del fasto e della ricchezza raggiunti dal barocco a Brescia. Tra le testimonianze rinascimentali ancora presenti in
Basilica, notevole è la tela del Moretto Vergine tra i Ss. Sebastiano, Martino e Rocco, dai forti chiaroscuri, collocata nella cappella di fondo della navata destra, mentre in quella di sinistra è il Crocifisso con la Madonna e S. Carlo Borromeo, opera lignea di scuola bresciana del primo ‘500.
All’inizio del presbiterio è il  monumento al cardinale Uberto Gambara (1560), mentre sull’altare maggiore è un copia dell’Adorazione del Bambino del Moretto, il cui originale è conservato nella Pinacoteca Tosio Martinengo. Infine lungo la navata sinistra si possono ammirare S. Anna e S. Gioacchino del Bagnadore (quarto altare) e la grande tela di Paolo da Caylina il Giovane Madonna delle Grazie e Santi del 1543 (primo altare).
A sinistra della chiesa si trova il Santuario interamente ricostruito nel 1876 dall’architetto Tagliaferri imitando lo stile del XV sec.; sull’altare, la  Natività, affresco originale di scuola foppesca. Tra la chiesa ed il santuario è un grazioso chiostrino rinascimentale, rimaneggiato nel 1951, con preziosi ex-voto conservati alle pareti. Notevole la piccola fontana centrale arricchita nel ‘700 da una statuetta in bronzo della Madonna del Calegari.
Di fronte alla chiesa, d’angolo con  via Capriolo, scorgiamo l’antico  palazzo Caprioli, risalente forse al XIV sec. e fatto erigere da una fra le più eminenti famiglie bresciane cui appartenne lo storico Elia Capriolo, autore della  “Cronaca de rebus Brixianorum“. Trasformato tra la fine del XVI e l’inizio del XVII sec. il palazzo presenta, sulla facciata, interessanti resti della vistosa decorazione ad opera del Marone (1591) con grandi figure che campeggiano
su sfondi architettonici, nonché tracce di precedenti decorazioni della prima metà del ‘500 dalla grande varietà cromatica.

Al XV sec. è invece riconducibile la bella finestra bicroma arcuata in cotto alternato a pietra, sull’angolo con via Grazie. Secentesco è il portale affiancato da lesene con teste di leone sormontate da modiglioni a sostegno del sovrastante balcone in pietra con balaustre.
Ritorniamo ora su corso Garibaldi dove, al n. 16, incontriamo un bel palazzo neoclassico di inizio ‘800 in puro stile vantiniano, come testimonia il bugnato del piano terreno, con forti bozze che incorniciano il portone e le finestre e, chiuso dai corpi laterali, l’ampio loggiato del primo piano a tre varchi divisi da alte colonne in marmo e balaustra a colonnine fitte. Adiacente al palazzo, al n. 14, è una bella dimora medievale, attualmente sede della Banca Popolare di Vicenza, eretta fra il XIV ed il XV sec. (fatta eccezione per il balcone d’angolo in ferro battuto aggiunto nell’’800) come dimostrano i diversi stili presenti nelle due porzioni della facciata: più antica quella d’angolo con via Marsala dove si aprono le finestre a tutto sesto con cornici in mattoni, divise da una canna fumaria esterna decorata con uno stemma, mentre le tre finestre verso ovest sembrano di qualche decennio più recenti, con archi a leggero sesto acuto (al primo piano) e a tutto sesto (al secondo) circondate da fregi a fresco.
Sullo sfondo del corso svetta l’imponente torre della Pallata, eretta nel 1248 sulla terza cerchia di mura cittadine con materiale di recupero proveniente da rovine romane. Questa costruzione deve, probabilmente, il suo nome ad una palizzata edificata intorno o come fortificazione o a causa del terreno paludoso. La torre, alta 31,10 m. ed a pianta quadrata (10,60 m. di lato), ha un massiccio basamento a scarpata; il muro è a bugnato, interrotto da feritoie e spigoli protetti da lesene e termina con merli in cotto ed una torretta campanaria con cupola zincata, aggiunti in occasione di un restauro tra il 1476 ed il 1481. Sul lato nord è un interessante bassorilievo con il busto di un santo ed il capitello con testina e fiore recante la data 1253, mentre sul lato ovest è una formella romanica raffigurante il vescovo S. Apollonio con mitria e pastorale ed il quadrante dell’Orologio. Nel 1596 fu eretta la fontana, scolpita da Antonio Carra e dal Bonesini su disegno del Bagnadore; vi sono raffigurati un tritone, Brescia armata ed i fiumi Mella e Garza.
Imbocchiamo ora  via Pace dove, al n. 10, sorge  palazzo Colleoni (poi Martinengo della Pallata) oggi sede dell’Oratorio della Pace. (Via Pace ha marciapiedi che presentano diversi dislivelli all’altezza dei passi carrai)
Dell’originale grandioso edificio, fatto erigere dal famoso generale della Repubblica Veneta Bartolomeo Colleoni a metà del ‘400, restano poche tracce, come il bellissimo portale d’ingresso, un tempo all’altezza del n. 12, ora in via Cairoli (v. pag. 12).
Entrando nell’attuale oratorio percorriamo l’unico tratto rimasto dell’originale porticato interno: ad archi leggermente acuti con i capitelli delle colonne recanti lo stemma dei Colleoni il portico si apre sul cortiletto interno dove è una piccola fontana con la riproduzione della statuetta della Madonna del Calegari (conservata in sagrestia). Notevole il soffitto di stile rinascimentale lombardo a travi in legno con tavolette dipinte con animali, fiori e ritratti, alternati a stemmi. Sulla sinistra è l’antico portico che affacciava sul giardino del palazzo (oggi trasformato in cortile) costituito da dieci arcate a sesto acuto sostenute da colonne in marmo con stemmi del condottiero nei capitelli.
Dal portoncino sul lato sud del cortile si accede all’interno della chiesa di S. Maria della Pace, significativo ed importante esempio di chiesa settecentesca a Brescia. Costruita tra il 1720 ed il 1746, è sovrastata dall’altissima cupola e totalmente decorata all’interno dagli armoniosi affreschi color ocra di Monti e Zanardi. Sull’altare maggiore segnaliamo la  Presentazione al tempio del lecchese Pompeo Batoni (1738) dai vivaci colori ed armonia delle figure e, dello stesso autore, la tela sul secondo altare di sinistra,  S. Giovanni Nepomuceno davanti alla Madonna (1746), interessante per il modellato dolce e la luce atmosferica che riporta al Correggio. L’altare è impreziosito da due pregevoli sculture di Antonio Calegari, Fortezza e Temperanza; dello stesso autore, sul secondo altare di destra,  S. Giovanni Evangelista e S. Giacomo. Uscendo dall’oratorio, quasi di fronte alla facciata incompleta della chiesa dal grande portale neoclassico, al civico 17 incontriamo palazzo Uggeri (ora Fenaroli), maestoso edificio di metà ‘700 con corpo centrale rialzat o ,  a t t r i b u i t o all’arch. Marchetti.
Sull’elegante facciata spicca il portale affiancato da alte colonne e sovrastato dal balcone in pietra con colonnette sagomate su cui si apre la finestra centrale, incorniciata da due colonne scanalate con capitello corinzio e sormontata dal frontone con scudo. Dal vasto atrio-portico si può ammirare il suggestivo fondale del cortile chiuso, in basso, da un muro a conci in pietra con al centro una fontana con scultura secentesca rappresentante Tobia e l’Angelo; in alto il giardino pensile, creato sul terrapieno delle vecchie mura medioevali cittadine, dove si scorge un’insolita cupoletta a embrici argentei.
Torniamo infine sui nostri passi e ripercorriamo  via Dante per raggiungere nuovamente piazza della Vittoria.

Tratto dalla guida "Brescia Possibile" di SLOWtime
Per le mappe di riferimento e maggiori informazioni: http://www.slowtime.it/