Portale del turismo del Comune di Brescia: tutte le informazioni utili per la visita della città

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Punti di interesse: I Capolavori

Figurina maschile in piombo di età imperiale

Gio, 07/06/2018 - 15:49 -- Armando
Brescia, figurina maschile in piombo di età imperiale

La statuina di età romana è in piombo e raffigura un uomo di età matura, nudo, in piedi. Fu rinvenuta a Brescia prima del 1880 e si possiedono due diverse notizie sul ritrovamento tra loro scarne e contrastanti: la notizia più antica colloca la scoperta presso la chiesa di san Francesco di Paola, una successiva presso la polveriera umbertina; entrambi i luoghi sono situati fuori dei limiti della città. Mancano del tutto informazioni sul contesto della scoperta.

La statuetta era stata interpretata come raffigurazione di uno dei Sileni, esseri in parte uomini in parte animali, seguaci del dio Bacco. Tuttavia l’utilizzo del piombo e alcuni dettagli della statuina hanno condotto di recente a una diversa interpretazione. In età romana, in Italia settentrionale, sono rarissimi i ritrovamenti di statuette di piombo, poiché per le figurine a tutto tondo, a destinazione cultuale o decorativa, veniva correntemente usato il bronzo. Inoltre la statuina è differente dai Sileni conosciuti per la posa statica, con le gambe strettamente aderenti l’una all’altra e le braccia unite dietro la schiena, con le mani sovrapposte, come legate. Un altro dato importante è fornito dall’evidente combustione subita nella zona inferiore delle gambe, che ha portato alla scomparsa di parte dei piedi.

Gli acquedotti romani di Brixia

Gio, 10/05/2018 - 16:19 -- Armando
Brescia, partitore di acque in piombo

Nella prima fase di attività dell’acquedotto romano di età augusteo-tiberiana, la modalità di distribuzione dell’acqua, tra la tubazione che partiva dalla vasca di partizione e le fistule per più utenze, o per più funzioni, pertinenti alle domus, è probabile che avvenisse tramite partitori di piombo. Una conferma potrebbe essere ascritta al rinvenimento casuale nel 1883, in piazza Martiri di Belfiore nella vecchia sede degli Uffici Postali di Brescia, di un partitore in piombo, privo di un contesto specifico di riferimento, frammisto ad are lapidee funerarie e votive.

Dittico dei Lampadii

Ven, 06/04/2018 - 11:03 -- egardoni
Brescia, Dittico dei Lampadii

La tavoletta in avorio costituiva la valva sinistra di un dittico consolare, dono di prestigio dedicato da alti dignitari ad amici e familiari in occasioni importanti per la loro carriera politica. Nell’avorio è scolpita una scena di corse nel circo che si svolge alla presenza di un console, riprodotto con evidente prospettiva gerarchica all’interno di un tribunal tra altri due dignitari; il console è ritratto poco dopo aver dato il via alla gara di quadrighe all’interno del circo.

Iside Lactans

Mer, 07/03/2018 - 16:13 -- Armando
Brescia, Iside Lactans

La statuina della dea Iside che allatta (lactans) il figlio Horus della Collezione Egizia del Museo di Santa Giulia ci catapulta nel mondo magico-religioso dell’Antico Egitto e nel fascino che questa civiltà ancora oggi suscita.  Iside ebbe un culto popolare e diffuso nell’antichità, tanto da diramarsi al di fuori dell’Egitto in tutta l’area mediterranea dopo la conquista greca e romana.

Corsaletto da barriera

Mar, 06/02/2018 - 14:04 -- ggarletti
Brescia, Corsaletto da barriera

L'armatura da barriera veniva utilizzata nei combattimenti del torneo detto “alla barriera”, giocato da uno o più contendenti, divisi in squadre, che si affrontavano a piede con una vasta gamma di armi offensive.
Il campo di gara era diviso a metà da una palizzata (la barriera) attraverso la quale le due squadre si affrontavano e colpivano. Si trattava di uno scontro molto violento per cui si richiedeva un armamento difensivo che garantisse al contempo mobilità e protezione. Per questi motivi le armature da barriera erano costruite con lamine di acciaio particolarmente spesse, risultavano quindi pesanti da portare perciò erano limitate al busto, senza arnesi per proteggere le gambe (che comunque era impossibile colpire a causa della barriera divisoria), così da alleggerire il carico al combattente.
Il presente corsaletto è di particolare rilevanza perché reca sullo scollo il marchio del Maestro del Castello a Tre Torri, armaiolo probabilmente di origine milanese, che ha marcato la più ampia produzione armiera della fine del Cinquecento assieme ai lavori firmati da Pompeo della Cesa. Al contrario di quest’ultimo il nostro maestro è tuttavia rimasto anonimo. Sappiamo che la maggior parte dei suoi lavori veniva svolta per i duchi di Savoia e infatti, anche questo esemplare reca il celebre nodo, simbolo della casata. Si presume quindi che il corsaletto sia stato commissionato da Carlo Emanuele I o da uno dei suoi figli. Questa tesi è avvalorata anche dalle fonti scritte che ricordano il particolare apprezzamento dei Savoia per il torneo alla barriera.

"Primavera, Estate, Autunno, Inverno" di Antonio Rasio

Lun, 08/01/2018 - 14:41 -- Armando
Brescia, "Primavera, Estate, Autunno, Inverno" di Antonio Rasio

Le quattro tele con la rappresentazione delle stagioni giungono nelle civiche collezioni nel 1952, acquistate dal Comune di Brescia dalla Fabbrica della parrocchiale di Verolanuova, presso la cui sagrestia erano conservate. Questi dipinti sono stati oggetto di discussione per quanto riguarda la loro datazione e attribuzione. A livello iconografico è evidente il riferimento allo stile di Giuseppe Arcimboldo, notissimo pittore della seconda metà del Cinquecento, nato a Milano, ma operante soprattutto presso la corte austriaca e quella boema. Celeberrimi i suoi ritratti realizzati con l’accostamento di frutti o oggetti.
Le tele della Pinacoteca Tosio Martinengo seguono il testo delle metamorfosi di Ovidio nella versione di Cesare Ripa del 1593 pubblicata a Roma e dedicata al Cardinal Salviati.

Il Mausoleo Martinengo

Mar, 05/12/2017 - 11:46 -- Armando
Brescia, il Mausoleo Martinengo

Il Mausoleo Martinengo rappresentò per la fondazione del Museo dell’età Cristiana (ora Santa Giulia) nel 1882 uno dei pezzi che, secondo il comune sentire di allora, avrebbe dato lustro a tutta la neonata collezione.
La tomba fu smontata dalla vicina chiesa di San Cristo, dove peraltro i Martinengo furono già nella posa della prima pietra presenti con generose elargizioni tanto che l’edificio è da considerarsi un chiesa di famiglia, e trasferita nel coro delle monache. Durante i secoli si diffuse l’erronea convinzione, tramandataci dalla storiografia bresciana, che credeva il sepolcro destinato a Marcantonio Martinengo, illustre uomo d’armi spirato il 28 luglio 1526 in seguito alle ferite ricevute durante la battaglia alla “pieve di S. Giacomo nel Cremonese”.

"Ritratto di Eleonora" d'Este di Antonio Canova

Mer, 04/10/2017 - 16:02 -- Anonimo (non verificato)
Brescia, Ritratto di Eleonora D'Este, Antonio Canova

Nel 1819, per tramite dell’amico Luigi Basiletti – pittore bresciano che in quell’epoca risiedeva a Roma – Paolo Tosio chiese ad Antonio Canova di eseguire per lui una scultura a figura intera raffigurante Psiche. Si sarebbe dovuto trattare di una replica della celebre statua eseguita dal celebre artista tra il 1789 e il 1792, ma da Roma Basiletti scriveva: egli mi disse di non poter assumere alcuna commissione, perché ha più lavori commessi di quelli che può eseguire in sua vita”.

SAN GIORGIO E IL DRAGO

Gio, 07/09/2017 - 17:06 -- Anonimo (non verificato)
Brescia, San Giorgio e il drago

La celebre tavola proviene dalla chiesa bresciana di San Giorgio: la prima menzione da parte delle fonti risale alla metà del Settecento e la descrive collocata nella sacrestia, sopra un “finto altare”. Non vi sono notizie circa la sua destinazione originaria, ma si può supporre che essa si trovasse sull’altare maggiore, al centro di un ricco e complesso tabernacolo ligneo, intagliato e dorato, che è attestato da documenti antichi. È verosimile che tale apparato sia stato smantellato quando, nel 1639, si mise mano al rinnovamento architettonico della chiesa: a quella fase dovrebbe risalire anche la ricca e ampia cornice entro la quale la tavola si presenta oggi. 

Già la guida settecentesca di Francesco Maccarinelli, in grande anticipo sulla diffusione di un autentico apprezzamento estetico per la pittura cosiddetta dei primitivi (ovvero degli artisti che fiorirono prima di Raffaello e del pieno affermarsi del Rinascimento), lodava la bellezza del dipinto, la dolcezza della scena e la finezza dell’esecuzione.

CROCI FUNERARIE D’ORO LONGOBARDE

Mar, 27/06/2017 - 16:38 -- Armando
Brescia, croci funerarie d'oro longobarde

Le crocette auree, esposte nella Sezione Altomedievale del Museo di Santa Giulia, provengono da scavi fortuiti effettuati tra il 1891 e il 1976. Il loro elevato numero (da 3 a 5 in ogni tomba, fino a 9 in alcuni casi, come a Calvisano), associato generalmente alle grandi dimensioni (anche oltre i 9 cm) e posto in relazione con la ricchezza dei corredi, ha attestato la presenza di prestigiose sepolture di individui di entrambi i sessi nel territorio bresciano.
Con l’arrivo dei Longobardi nella nostra penisola, infatti, nelle sepolture comparvero improvvisamente croci in lamina d’oro in corrispondenza del volto o del busto del defunto, probabilmente cucite al sudario mediante forellini perimetrali. Le inumazioni interessate sono risultate appartenere a defunti con un livello di ricchezza medio – alta, provenienti sia da contesti urbani sia rurali che castrensi; da sepolture legate a luoghi di culto cristiani, da ampie necropoli aperte e da piccoli nuclei funerari nobiliari.

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