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Acròlito o testa di divinità femminile

Lun, 29/12/2014 - 15:42 -- Armando
Tipologia: 
Brescia, testa di divinità femminile, Santa Giulia museo della città

La testa è stata rinvenuta nel 1956 negli scavi del teatro romano, tra la cosiddetta "aula dei pilastrini" e l’accesso occidentale al teatro stesso.
Si tratta di un pezzo di notevole qualità e di grande importanza, benché la superficie del viso sia rovinata e ci siano ampi danni nella zona del naso e della bocca e nella capigliatura.
Apparteneva a una statua di divinità femminile di dimensioni colossali, realizzata secondo la tecnica degli acròliti o delle sculture formate da un assemblaggio di pezzi. Tale tecnica era molto diffusa nel mondo greco-romano per la creazione di statue di culto di dimensioni colossali: solo le parti nude della figura erano realizzate in marmo mentre il corpo era costituito da una sorta di impalcatura lignea ricoperta dalle vesti, spesso realizzate in stucco dipinto o in lamine metalliche.

La statua era di solito ancorata alla parete di fondo della cella del tempio per ragioni di equilibrio e stabilità: alla sommità della testa ci sono, infatti, due fori che indicano la presenza di perni o grappe per il fissaggio, dato il peso considerevole, mentre il retro è semilavorato e tagliato verticalmente perché non doveva essere visto. Anche la trattazione della capigliatura è piuttosto sfumata perché, data l’altezza, era comunque poco visibile. Si può calcolare, infatti, che la scultura avesse un’altezza di circa 4,50 m se stante o di circa 3,50 se seduta.
La divinità rappresentata non è purtroppo identificabile non avendo particolari connotazioni, né è ricostruibile la statua cui apparteneva poiché non ne sono rimaste altre parti se non forse un frammento di collo. Si può soltanto dire che portava un diadema di metallo sul capo inserito in un solco, ancora presente, e che doveva essere vista da destra dal basso perché si notano nel viso alcune lievi asimmetrie in funzione di correzioni ottiche.
La rappresentazione delle divinità seguiva del resto schemi abbastanza fissi. L’immagine riprende modelli scultorei greci del periodo classico ed ellenistico: la buona qualità della realizzazione e la tecnica impiegata fanno pensare a un artista greco che operava in Italia nella prima metà del I secolo a.C., periodo in cui le statue di culto realizzate in questo modo erano assai diffuse in Italia, particolarmente nel Lazio.
Tale datazione porta a ritenere che la statua originaria fosse un simulacro di culto posto nel santuario di età repubblicana, forse all’interno della cosiddetta aula dei pilastrini, che doveva essere un annesso del tempio. Si tratta quindi di un elemento assai importante per la ricostruzione della storia di uno dei principali monumenti della città.

Testa di divinità femminile
marmo
altezza cm 62
prima metà del I secolo a. C.
rinvenuta tra il tempio e l’ingresso occidentale del teatro, scavi 1956
Ora presso la sezione "L’età romana. La città", Santa Giulia, Museo della città

 

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