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"Cena in Emmaus" di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto

Mar, 05/05/2015 - 11:37 -- Armando
Tipologia: 
Brescia, Cena in Emmaus, Alessandro Bonvicino, detto il Moretto

La tela era attestata nel Seicento nel “mezzo all’Ospital Maggiore”, in un ambiente oggi perduto a causa della distruzione, avvenuta nel XX secolo, del complesso domenicano su cui insisteva l’antico ospedale cittadino. Più tardi il dipinto sarebbe stato trasferito nella chiesa di San Luca, quindi nell’ufficio del direttore dell’ospedale, dove rimase fino alla metà dell’Ottocento, allorché pervenne in deposito alla Pinacoteca Tosio Martinengo. Per scongiurarne la vendita all’estero, nel 1882 il Comune di Brescia esercitò, con ammirevole lungimiranza, il diritto di prelazione all’acquisto.

Il soggetto raffigura il celebre episodio descritto nel vangelo di Luca, vale a dire il momento i cui due discepoli riconoscono il Risorto quando quest’ultimo benedice e spezza, davanti a loro, il pane. Moretto si preoccupa di essere fedele al dettato evangelico: Cristo si presenta come un pellegrino, secondo la precisa connotazione che il termine aveva per designare, appunto, un “forestiero” (proprio per questo i discepoli non lo avevano inizialmente riconosciuto). La scena si svolge in uno spazio chiuso, rischiarato da una luce notturna che cala dall’alto e delimitato sullo sfondo dalla fuga prospettica di una doppia fila di colonne, alcune delle quali solo parzialmente visibili perché escluse dal margine alto della tela.

L’antica collocazione dell’opera presso l’ospedale bresciano acquista valenza alla luce del fatto che l’apparizione di Cristo ai discepoli invita a riflettere sulla costante presenza di Dio nella vita umana. Se poi si considera che la dedicazione a san Sebastiano dell’altare sul quale in origine era collocato il quadro, all’interno dell’ospedale, era funzionale alla protezione contro la peste, si comprende come il suo significato vada inteso in chiave di speranza per la guarigione dei convalescenti e degli infermi, più che appropriata in un contesto ospedaliero. In tal senso è una possibilità da non escludere il fatto che la Cena in Emmaus sia stata richiesta a Moretto da un amministratore dell’ente assistenziale, e che le due figure laterali alludano, in qualità di ritratti, proprio alla committenza. 

Sul piano stilistico il dipinto palesa non soltanto la ricezione delle novità di Tiziano (presente a Brescia con il polittico Averoldi ai Santi Nazaro e Celso), ma presuppone una maturazione artistica del pittore, avvenuta verso la fine del terzo decennio del Cinquecento, che qui si manifesta attraverso una personalissima rimeditazione sull’uso della luce, sull’introspezione psicologica e sugli inserti naturalistici (vedi il gatto che fa capolino sotto il tavolo), elementi che convergono nell’avvalorare il riposizionamento critico, già proposto da Roberto Longhi, della pittura bresciana quale antefatto per un altro celebre lombardo: Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Cena in Emmaus
Alessandro Bonvicino il Moretto
(Brescia 1498 circa-1554)
Pinacoteca Tosio Martinengo, 
ora presso la sezione Ospite Eccellente
Santa Giulia, Museo della città

 

Galleria: