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"Cristo Redentore benedicente" di Raffaello

Mar, 27/01/2015 - 09:26 -- Anonimo (non verificato)
Tipologia: 
Brescia, Cristo Redentore benedicente di Raffaello Sanzio

Insieme con l’Angelo della pala di Città di Castello e con una versione della Madonna dei garofani oggi giudicata prodotto della bottega dell’artista, la tavoletta del Cristo Redentore benedicente va a comporre il notevole nucleo di dipinti che Paolo Tosio acquistò all’inizio dell’Ottocento come opere autografe di Raffaello. Tali presenze contribuirono a fare della sua collezione uno dei centri di punta del gusto classicista in Italia settentrionale.

Il dipinto fu uno dei primi acquisti effettuati da Tosio sul mercato di Milano per la sua collezione da poco tempo iniziata: esso apparteneva alla famiglia dei marchesi Mosca di Pesaro, allora trasferitisi nel capoluogo lombardo. Le trattative, condotte con il tramite del conoscitore e collezionista bresciano Teodoro Lechi, cominciarono nel 1819 e si conclusero nel 1821. Al momento dell’acquisto la tavoletta era accompagnata da un documento che attestava fra l’altro che in quest’opera Raffaello volle ritrarsi “per Ecce Uomo”: l’ipotesi che nelle fattezze del Redentore si debba riconoscere un autoritratto dell’artista sembra trovare conferma nel confronto con altre opere, nelle quali il pittore si sarebbe raffigurato in diversi momenti della sua vita e del suo percorso artistico.

L’opera va datata agli anni precedenti al definitivo trasferimento a Roma, nei quali Raffaello intratteneva stretti contatti con la corte di Urbino e dipingeva opere di piccolo formato e di grande ricercatezza stilistica. È probabile quindi che la realizzazione del Cristo redentore benedicente sia maturata nell’ambiente della corte urbinate, centro di propagazione di una raffinata cultura umanistica entro la quale sembra ben collocarsi quest’opera di carattere devozionale ma di grande eleganza formale e ricca di evidenti richiami all’antico.
La figura del Cristo – un unicum nella produzione pittorica e disegnativa dell’artista – si colloca in primo piano su uno sfondo appena accennato: il messaggio religioso è còlto nella sua essenzialità, mentre la fisicità del torso nudo rimanda a modelli della scultura classica. Una luce tersa e rarefatta riverbera dal cielo azzurro e avvolge la figura, che emerge luminosa dal contrasto con il panno rosso che cinge i fianchi. Il volto è reso con preziosa cura miniaturistica, rivelando la conoscenza della pittura fiamminga, della quale la corte di Urbino era uno degli avamposti in Italia. La leggera torsione del corpo di Cristo e la resa espressiva del volto rivelano la rapida progressione delle conquiste fatte dal giovane Raffaello a partire dai modelli pittorici del padre, Giovanni Santi. Il dipinto trova armonia nell’equilibrato rapporto tra la fisicità della figura e l’evanescente atmosfera del paesaggio di fondo.
 

Raffaello Sanzio
(Urbino, 1483 – Roma, 1520)
Cristo redentore benedicente
1505-1506 circa
olio su tavola, cm 31,5x25,5
Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo.
Ora presso la sezione "Ospite Eccellente" di Santa Giulia Museo della città

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