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CROCI FUNERARIE D’ORO LONGOBARDE

Mar, 27/06/2017 - 16:38 -- Armando
Tipologia: 
Brescia, croci funerarie d'oro longobarde

Le crocette auree, esposte nella Sezione Altomedievale del Museo di Santa Giulia, provengono da scavi fortuiti effettuati tra il 1891 e il 1976. Il loro elevato numero (da 3 a 5 in ogni tomba, fino a 9 in alcuni casi, come a Calvisano), associato generalmente alle grandi dimensioni (anche oltre i 9 cm) e posto in relazione con la ricchezza dei corredi, ha attestato la presenza di prestigiose sepolture di individui di entrambi i sessi nel territorio bresciano.
Con l’arrivo dei Longobardi nella nostra penisola, infatti, nelle sepolture comparvero improvvisamente croci in lamina d’oro in corrispondenza del volto o del busto del defunto, probabilmente cucite al sudario mediante forellini perimetrali. Le inumazioni interessate sono risultate appartenere a defunti con un livello di ricchezza medio – alta, provenienti sia da contesti urbani sia rurali che castrensi; da sepolture legate a luoghi di culto cristiani, da ampie necropoli aperte e da piccoli nuclei funerari nobiliari.

Le lamine, generalmente con forma a croce greca, potrebbero inizialmente aver espresso l’adesione alla conversione ufficiale al Cristianesimo e agli orientamenti politico - culturali dei vertici della gerarchia sociale, costituendo dunque un fenomeno religioso con forte valenza sociale. È certo che il processo di cristianizzazione dovette essere molto lento, dovendo fare i conti con un radicato passato di superstizione. Tra la fine del VI e l’inizio del VII sec. d.C., la tradizione di deporre corredi funerari particolarmente carichi di valore simbolico sacrale, come le armi, distintive del guerriero longobardo di ceto sociale elevato, unita all’adozione di uno stile decorativo animalistico, tipicamente germanico, e associata ad amuleti, come le monete, comunemente interpretate come obolo a Caronte, ha indirizzato originariamente verso un rito barbarico pagano.
Serpenti, rapaci, cinghiali e altri animali tratti dalla mitologia nordica si mescolarono però rapidamente con gli intrecci a stuoia e a matassa e i motivi floreali del nuovo repertorio bizantino, perdendo man mano il loro originario significato di attributi del divino e incarnazione di forze ultraterrene, trasformando gradualmente le crocette da simboli apotropaici contro esseri demoniaci pagani, a una sempre meno timida emanazione del nuovo credo religioso cristiano.

CROCI FUNERARIE D’ORO LONGOBARDE
VI – VII sec. d. C.
dagli scavi presso Calvisano, Flero, via Villa Glori (Bs) 
ora presso Santa Giulia - Museo della città

Galleria: