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Glorificazione della Vergine con angeli musicanti

Mar, 06/09/2016 - 10:05 -- Anonimo (non verificato)
Tipologia: 
Brescia, Museo Santa Giulia, Glorificazione della Vergine con angeli musicanti
La lunetta proviene dall’ala nord del chiostro settentrionale del convento di Santa Caterina a Brescia, dal quale venne strappata nel 1955 da Battista Giuseppe Simoni per “l’avanzato grado di deterioramento”.
Questo tratto del chiostro, insieme alla parete sud della chiesa, fu risparmiato dalle demolizioni degli inizi del Novecento ed è l’unico elemento ancora esistente di questo splendido complesso monastico trecentesco che ospitava le domenicane di Pavia. La chiesa doveva essere adorna di notevoli composizioni pittoriche tre-quattrocentesche, di cui rimangono alcuni pregevoli lacerti nella collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo.
 
Tra questi, esposto nella sezione “L’età del Comune e delle Signorie”, si trova l’affresco con la Glorificazione della Vergine con angeli musicanti, che presenta al centro la Madonna con lo sguardo rivolto verso l’alto e le mani giunte in segno di preghiera, che viene portata in cielo dagli angeli.
Ai suoi lati due schiere angeliche sono intente a suonare vari strumentialcuni dei quali riconoscibili con sufficiente precisione: a destra un organo positivo azionato per mezzo di mantici, poco sopra suonatori di buccine e a sinistra un angelo suonatore di arpa, un altro intento a esercitarsi su una viola (o viella) e un terzo seduto davanti a uno strumento “da tasto”, forse un clavicordo.
 
Importante è sottolineare come a questo dipinto facesse da pendant un’altra lunetta, raffigurante la Vergine e Cristo in gloria, anch’essa proveniente dall’ala nord del chiostro settentrionale e strappata nel 1955 dal Simoni. Essa faceva sicuramente parte dello stesso intervento decorativo, come deducibile dall’identica bordura a fasce che racchiude entrambe le lunette.
 
Questi due affreschi strappati, sebbene molto deteriorati, sono una testimonianza importantissima della pittura bresciana tardogotica di metà Quattrocento. Attribuiti dapprima in maniera generica alla cultura bembesca, vennero in seguito assegnati da Valerio Terraroli, seppure in maniere dubitativa, alla figura un po’ eterea di Andrea Bembo, aprendo la spinosa questione di ricostruzione dell’identità artistica di questo pittore. Su Andrea Bembo abbiamo infatti alcune attestazioni documentarie, che ne delineano in parte l’attività, soprattutto sul versante bresciano, ma non ci rimane alcuna opera a lui sicuramente riferibile. Figlio di Giovanni Bembo (già attivo dal 1418 a Brescia), membro perciò di quella straordinaria e prolifica famiglia di pittori cremonesi che tanto influì sulla pittura lombarda della seconda metà del Quattrocento, lavorò forse con lui fin dal 1419. Nel 1431 ottenne persino la cittadinanza bresciana. Ricevette sicuramente alcune commissioni pubbliche per conto del Comune, di cui rimane testimonianza documentaria ma di cui non si è conservata alcuna traccia pittorica. Non esistono ad oggi, quindi, sicuri appigli stilistici a cui aggrapparsi per un’attribuzione.
In attesa di novità che possano diradare le incertezze su questa figura, appare utile ricordare una notizia che indica la presenza di alcuni affreschi dipinti da un “Andrea de Bembijs” nel chiostro di San Domenico a Brescia, il cui priore aveva in custodia il convento di Santa Caterina. Si potrebbe, perciò, cautamente, ipotizzare che allo stesso artista siano stati commissionati gli affreschi in questione.
 
 
Bottega dei Bembo (Andrea Bembo?)
Glorificazione della Vergine, angeli musicanti
Affresco (strappo), cm 206 x 391,5
1430-1450 circa
Monastero di Santa Caterina, Brescia
ora Santa Giulia, Museo della Città
sezione “L’età del Comune e delle Signorie”
 
 
Per il video con la spiegazione dell'opera da parte dello storico dell'arte Damiano Spinelli  >> http://bit.ly/2cQFbTK

 

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