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Il Mausoleo Martinengo

Mar, 05/12/2017 - 11:46 -- Armando
Tipologia: 
Brescia, il Mausoleo Martinengo

Il Mausoleo Martinengo rappresentò per la fondazione del Museo dell’età Cristiana (ora Santa Giulia) nel 1882 uno dei pezzi che, secondo il comune sentire di allora, avrebbe dato lustro a tutta la neonata collezione.
La tomba fu smontata dalla vicina chiesa di San Cristo, dove peraltro i Martinengo furono già nella posa della prima pietra presenti con generose elargizioni tanto che l’edificio è da considerarsi un chiesa di famiglia, e trasferita nel coro delle monache. Durante i secoli si diffuse l’erronea convinzione, tramandataci dalla storiografia bresciana, che credeva il sepolcro destinato a Marcantonio Martinengo, illustre uomo d’armi spirato il 28 luglio 1526 in seguito alle ferite ricevute durante la battaglia alla “pieve di S. Giacomo nel Cremonese”.

Una serie di atti notarili dimostrò che la tomba fu voluta dai figli di Bernardino Martinengo (morto nel 1501), del ramo di Padernello, i quali commissionarono nel 1503 i lavori all’orafo Bernardino dalle Croci (1450ca-1525/30), parmense di nascita, ma ben introdotto nell’ambiente sociale e culturale bresciano.
La preziosità dell’opera è confermata dall’impiego di elementi litici (marmo di Carrara, pietra di Verona, Botticino, calcare grigio del Garda) e di bronzo. La presenza di bronzo e il livello tecnico-esecutivo raggiunto nelle fusioni suggerirebbero un accostamento alla coeva produzione bronzistica veneta. L’aggiornamento alla cultura rinascimentale è dimostrato dai confronti architettonici tra il mausoleo bresciano e vari monumenti funebri milanesi (Della Torre, Giacomo Stefano Brivio, Ambrogio Longhignana).

La fusione di elementi architettonico-strutturali con la policromia di pietre e bronzo rende l’opera assai complessa e variegata con una componente monumentale che non ha pari in Brescia. Alcune mancanze nelle fusioni e nelle decorazioni litiche hanno alimentato l’idea che l’opera avesse subito delle asportazioni nei secoli; tuttavia tale ipotesi, analizzando le fonti iconografiche e i vari resoconti di visitatori, pare non essere certa. È verosimile che i lavori diretti dall’orafo dalle Croci non proseguirono in modo spedito e non si conclusero. Alcune scritture tra gli eredi Martinengo e la bottega orafa, infatti, paiono suggerire tale soluzione dettata peraltro da vari solleciti di pagamento nei confronti della committenza. Tali circostanze portarono Antonio Martinengo, figlio del defunto Bernardino, a impegnare alcune dimore in città cedendo all’orafo due case in muratura. L’ultimo ‘richiamo’ a noi noto risale all’agosto 1516 in cui i Martinengo concedono un ultimatum di diciotto mesi per terminare l’insigne mausoleo. L’opera è quindi da collocare tra il 1503 e il 1518.

Se per i riquadri in bronzo con le scene della Passione e il fregio con i Trionfi delle Virtù, si può guardare alla produzione coeva veneta, le componenti scultoree, invece, grazie a vari indizi iconografici e stilistici, sono attribuite a Gaspare Cairano, maestro lapicida di cultura milanese già impegnato in città in vari e importanti cantieri. Pregevoli sono i due tondi con scene all’antica in marmo inseriti nelle specchiature nella parete di fondo sotto il sarcofago. Degni di nota, seppur di livello inferiore, sono i tondi bronzei di soggetto antico inseriti nei plinti di colonne e paraste che testimoniano la trasposizione in metallo del modello marmoreo visto nelle fabbriche milanesi.

La tomba rappresenta un nodo cruciale per la comprensione della scultura bresciana rinascimentale dei primi decenni del Cinquecento; il valore del manufatto è tale che l’opera si inserisce nel più ampio dibattito della produzione rinascimentale tra Lombardia e Veneto. La presenza, ad esempio, di pietra e bronzo rende il mausoleo bresciano un prodotto raro e raffinato a testimonianza dell’importanza di Brescia quale snodo culturale e artistico.

Mausoleo Martinengo (1503-1516)
Bernardino dalle Croci
pietra di Botticino, calcare grigio del Garda, pietra rossa di Verona, marmo di Carrara, marmi diversi, bronzo
465x360x126 cm
Brescia, Santa Giulia. Museo della città
(dalla chiesa del Corpo di Cristo dei Gesuati)

 

 

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