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“Incontro degli sposi” di Floriano Ferramola

Mer, 08/07/2015 - 15:03 -- Armando
Tipologia: 
Brescia, “Incontro degli sposi” di Floriano Ferramola

Il frammento di affresco è parte del ciclo che anticamente decorava il salone del palazzetto Calini in vicolo Borgondio, la cui costruzione fu avviata negli anni 1480-1490 da Tonino Calini e conclusa al principio del secolo successivo dal figlio Mariotto.Il salone, restaurato negli anni Ottanta del Novecento, presenta un’elegante partitura architettonica ad affresco che finge un loggiato ad arcate poggiato su un alto basamento, scandito da colonne e coronato da un fregio con girali d’acanto e cornucopie. Sotto le arcate trovavano posto in origine ampie scene figurate, delle quali restano oggi solo labili tracce e sporadici lacerti.
Menzionati in una fonte secentesca, gli affreschi furono oggetto di una vera e propria ‘riscoperta’ per opera di Paolo Borgonoli, che nella sua Guida di Brescia del 1826 ne celebrava la “perfetta quiete, semplicità e mutevolissima armonia”.
Nel 1844 il bresciano Bernardo Gallizioli, che stava sperimentando una tecnica all’avanguardia per la rimozione degli affreschi, strappò una parte delle pitture su incarico dell’allora proprietario, il miniatore Pietro Vergine. Per un certo tempo, ridotti “quadri”, gli affreschi rimasero a Brescia fino a quando nel 1861 la Giostra – il più grande degli strappi, corrispondente a un intero arcone – fu acquistato per il South Kensington Museum di Londra, attuale Victoria & Albert Museum. Anche altri tre frammenti trovarono una collocazione oltre Manica, passando poi nel 1960 in una dimora romana. Nel frattempo, nel 1903, il Comune di Brescia aveva deliberato di acquistare 5 frammenti per la collezione della Pinacoteca.

Buona parte delle scene illustrate entro gli arconi del salone illustrava miti narrati nelle Metamorfosi di Ovidio, ma il cosiddetto Incontro degli sposi (interpretato anche come Commiato), la Giostra e la Caccia col falcone non sono stati sin qui ricondotti ad alcuna fonte letteraria: sono generalmente identificati come generiche scene di vita cortese del primo Cinquecento, anche se non si può escludere che si riferiscano a qualche favola antica non ancora individuata o ad avvenimenti legati alla storia della famiglia Calini.
La discussione critica intorno alla datazione del ciclo è stata lungamente inficiata dal tramandarsi di una aneddoto che voleva Ferramola al lavoro in palazzo Calini durante il sacco di Brescia a opera dei francesi, nel 1512. Tale racconto è in realtà frutto di una deliberata interpolazione su un episodio riportato da una fonte secentesca e ambientato però nella casa dell’artista: tale modifica avvenne nel 1820, probabilmente per influsso del rinnovato interesse nei confronti degli affreschi, poi rispecchiato nelle parole di Brognoli.
Di fatto, il ciclo dipinto da Ferramola presenta singolari punti di vicinanza con gli affreschi di Bernardino Luini alla villa Pelucca di Cinisello Balsamo e segna il culmine della spiccata attenzione di Ferramola per la pittura milanese. A tale sostrato Ferramola aggiunge, assecondando la vena eclettica che contraddistingue la sua pittura, le più volte segnalate riprese da incisioni di Albrecht Dürer e di altri maestri.
Considerazioni di ordine storico e stilistico suggeriscono di porre il ciclo negli anni intorno al 1517-1518, probabilmente negli anni che seguirono immediatamente l’occupazione spagnola e francese, contro la quale Mariotto Calini combatté attivamente schierandosi nella fazione filoveneziana.

Floriano Ferramola (Brescia 1478 circa-1528)
Incontro degli sposi (dal ciclo del salone di palazzo Calini in vicolo Borgondio, Brescia)
Affresco strappato, cm 166x135
1517-1518 circa
Ora presso la sezione Ospite eccellente
Santa Giulia, Museo della città, Brescia
 

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