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“La dea dell’amore”: statue di Afrodite a Brescia

Gio, 16/05/2019 - 15:37 -- fsalomoni
Tipologia: 
Brescia, Statua di Afrodite

Felix, victrix e genitrix sono i tre aggettivi che i Romani riferivano a Venere, divinità legata alla sfera della fecondità e alle origini di Roma in quanto madre di Enea. Associata alla greca Afrodite, è soprattutto a partire dal III secolo a. C. che il culto della dea riveste una certa importanza; da Silla (inizi I sec. a.C.) viene scelta come patrona, mentre Cesare ne rivendica la discendenza e dedica proprio a Venere Genetrice il tempio nel Foro, che egli fa costruire prima di essere assassinato.

Le raffigurazioni che conosciamo in ambito romano derivano da modelli iconografici del repertorio greco e tra queste figurano anche le statue bresciane, tre soggetti tra loro diversi per dimensioni e contesti di provenienza.

Le statue di Afrodite non erano collocate solo all’interno di templi, ma, a seconda delle iconografie, erano inserite in altri contesti, pubblici e privati, quali abitazioni e terme. Dalle domus di S. Giulia proviene una piccola statua in marmo bianco di Venere pudica, un soggetto che ritraeva la dea intenta a immergersi nel bagno rituale, mentre con le braccia accenna a coprirsi il pube e il seno. Tale raffigurazione rientrava tra i soggetti prediletti per ornare spazi domestici, spesso entro nicchie, sebbene sia sempre difficile stabilire se ci fossero anche implicazioni religiose, politiche e filosofiche alla base di scelte di questo tipo. Analoga funzione doveva avere la scultura di cui oggi si conserva solo la testa, donata ai Musei Civici di Brescia in data imprecisata da Girolamo Joli, pittore, numismatico e archeologo, che dal 1823 ricoprì l’incarico di primo custode del Museo romano di Brescia, all’epoca allestito nel Capitolium.

Era destinata a un edificio pubblico, invece, una grande statua - di cui si conserva la sola metà inferiore - rinvenuta nel 1951 in corso Magenta, in un settore dove, grazie a scavi successivi, è stato individuato un grande edificio termale dismesso nel III sec. d.C. Raffigura la dea seminuda, con un ampio mantello avvolto attorno alla vita a fasciare i fianchi e che lascia scoperta solo la gamba sinistra.

Tre statue per una dea, Venere, di cui oggi non si conoscono altre forme di devozione all’interno della città, ma le cui immagini erano familiari agli abitanti di Brescia romana e che ancora oggi suscitano il nostro interesse.

“La dea dell’amore”: statue di Afrodite a Brescia
età romana
Museo di Santa Giulia

Galleria: