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Lastra con pavone

Gio, 09/06/2016 - 10:12 -- Anonimo (non verificato)
Tipologia: 
Brescia, lastra con pavone

La basilica di S. Salvatore, cuore del monastero benedettino bresciano di Santa Giulia, conserva la lastra con pavone, unanimemente considerata dagli studiosi una delle opere scultoree più belle e significative dell’alto medioevo. La lastra marmorea ha forma triangolare ed è decorata con grandissima abilità tecnica da un bassorilievo avente come protagonista un pavone. Tale motivo zoomorfo, mutuato dalla produzione artistica di età classica, è stato ampiamente impiegato in epoca paleocristiana, durante l’iconoclastia, come simbolo della resurrezione dell’anima, ed è stato riprodotto continuativamente per tutto l’alto medioevo.

L’esotico uccello scolpito sulla lastra bresciana si presenta al centro del blocco lapideo con coda e ali in riposo, nell’atto di incedere verso sinistra. Tutt’intorno ad esso,  tralci di vite formano cerchi, al centro dei quali si alternano foglie e grappoli d’uva. Nella parte superiore la lastra è conclusa da un semplice profilo a rilievo, mentre in quella inferiore si snoda una fascia composta da una serie di anelli attorno ai quali si intrecciano due nastri più volte annodati fra loro. 

La lastra è conservata da tempo immemorabile nel monastero e doveva far parte dell’apparato decorativo che ornava la basilica dedicata al Salvatore. Ad essa tradizionalmente vengono associati altri due frammenti, sicuramente parte di una seconda lastra che doveva fare da pendant alla prima. Questi ultimi, tuttavia, nonostante riproducano in maniera speculare il medesimo motivo decorativo (il pavone gradiente circondato da tralci di vite e racchiuso da una cornice nella parte inferiore), sembrano appartenere ad una mano molto diversa e meno abile di quella che ha scolpito la lastra integra.

Gli studi finora condotti hanno permesso di determinare la cronologia e la committenza della lastra così come la sua funzione all’interno della basilica di San Salvatore: in merito alla cronologia si ritiene che la lastra sia stata commissionata direttamente da re Desiderio (ultimo re dei Longobardi e fondatore del cenobio bresciano) nel momento in cui trasformò la chiesa preesistente da cappella privata in chiesa monastica e quindi che sia stata scolpita nell’VIII secolo da maestranze di formazione ravennate o comunque bizantina.

In merito alla funzione, invece, tra gli arredi liturgici che dovevano corredare il presbiterio della chiesa desideriana, si ritiene che essa potesse far parte di un ambone, ovvero della struttura sopraelevata dalla quale l’officiante leggeva le lettere o il Vangelo. La lastra integra, unitamente a quella di cui sono rimasti due frammenti con il medesimo motivo iconografico, doveva comporre il parapetto della scala di accesso. Si ipotizza, in particolare, che la prima, elegante e tecnicamente perfetta, dovesse essere rivolta verso la platea dei fedeli, mentre la seconda, meno precisa, verso la parete o il clero.

La lastra con pavone è considerata uno dei capolavori più pregevoli della scultura dell’alto medioevo italiano. Se si accetta la datazione all’VIII secolo, essa si colloca all’apice della produzione longobarda e, anche se di poco posteriore, viene annoverata tra i migliori esempi della così detta “rinascenza Liutprandea” (prima metà VIII secolo d.C.).

Lastra con pavone
VIII secolo d.c.
Marmo, 73x122x6/7,5 cm
Museo di S. Giulia Brescia, basilica di S. Salvatore

Galleria: