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Lipsanoteca 360 – 370 d. C.

Lun, 15/05/2017 - 15:12 -- Armando
Tipologia: 
Brescia, Lipsanoteca 360 – 370 d. C.

Nell’aula inferiore del sacello romanico di Santa Maria in Solario, nel Monastero di Santa Giulia, è custodito un cofanetto in avorio, definito da Kurt Weitzmann “il più importante reliquiario eburneo dell’antichità cristiana”, noto come lipsanoteca (dal greco: contenitore di reliquie). È un’opera paleocristiana degli ultimi decenni del IV secolo d.C. ed era parte del  tesoro di Santa Giulia, cioè la suppellettile liturgica e devozionale in uso nel monastero fino alla sua soppressione, alla fine del ‘700.

Conservata poi in Biblioteca Queriniana, è approdata nel 1882 nel Museo dell’Età cristiana e definitivamente esposta, alla fine degli anni Novanta, nel Museo di Santa Giulia. La preziosità del materiale (avorio), l’alto livello di esecuzione e la ricchezza della decorazione ne determinano la rarità e l’importanza. Non c’è studioso di avori paleocristiani di epoca tardoantica che non vi faccia riferimento. Il dibattito critico è ancora in corso per la complessità delle questioni implicate: storiche, sull’uso, la funzione e la provenienza del cofanetto (sembrerebbe manufatto di una bottega di prestigio dell’Italia settentrionale). Non secondarie sono poi le questioni inerenti alla tipologia dell’avorio e la valutazione delle caratteristiche stilistiche della decorazione, che, come diceva Johannes Kollwitz, unisce l’elegante naturalismo della forma ellenistica ad uno stile più “astratto” di un antinaturalismo simbolico (due stili che convivono in epoca tardoantica). L’aspetto che ha suscitato tuttavia finora il maggior interesse da parte degli studiosi è il ricco programma iconografico che si  sviluppa su tutta la superficie, organizzandosi in una complessa articolazione di scene, a più livelli. Le scene sono tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, mentre sui pilastrini angolari sono raffigurate immagini simboliche.
Alcune di queste scene sono rare o addirittura uniche nell’iconografia cristiana dei primi secoli, e in qualche caso l’individuazione del soggetto è problematico e controverso. Complessa si presenta dunque l’interpretazione del significato del programma iconografico e nonostante le diverse letture finora proposte, il dibattito rimane aperto.

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