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Monumento funebre del vescovo Bollani

Lun, 14/11/2016 - 13:55 -- Anonimo (non verificato)
Tipologia: 
Brescia, Museo di Santa Giulia, Monumento funebre del Vescovo Bollani

Il vescovo Domenico Bollani (Venezia, 10 febbraio 1514 – Roma, 12 agosto 1579), protagonista di una brillante carriera diplomatica a Londra, a Roma e a Venezia, giunse a Brescia in veste di podestà nel 1558, salvo diventarne vescovo l’anno successivo; come tale, partecipò al concilio di Trento, a diretto contatto con Carlo Borromeo. Nel 1574 fondò il seminario e istituì il sinodo della diocesi. Legatissimo a Brescia, decise di farsi seppellire in Duomo Vecchio e commissionò il monumento per la propria tomba allo scultore Alessandro Vittoria che, nel 1578, collocò in Duomo le statue di Cristo, oggi mutila delle braccia e delle gambe, e le allegorie della Fede e della Carità.

Si tratta delle uniche parti rimaste del complesso che venne distrutto dal crollo della torre campanaria nel 1708. Il monumento bresciano si pone al culmine di un momento particolare dell’attività di Vittoria; lo scultore rinuncia progressivamente al suo fare pittorico in favore di una maggiore chiarezza volumetrica e una nitida definizione delle masse, che dovevano emergere con tutta la loro potenza dalla cornice architettonica. Quest’ultima, perduta nel crollo settecentesco, viene vagamente descritta dalle fonti antiche, che la dicono fatta di colonne di marmo maculato. Per il progetto, Vittoria si affidò forse a Palladio stesso, che aveva dato il proprio parere anche per i progetti della Loggia. L’architettura impressionò i bresciani, sembrando loro davvero imponente. Dal registro dei pagamenti, che lo scultore compilava meticolosamente, conosciamo tutte le fasi di lavorazione e i nomi dei suoi assistenti: Marcantonio Palladio, figlio di Andrea, lavorò alla Fede. Battista Zanco si occupò invece della politura della Carità. Al Cristo, invece, attesero Antonio Gazino, già allievo di Tommaso Lombardo, e Giovanni Vicentini. Nel forte ricambio di maestranze chiamate di volta in volta dal Vittoria, la maggior parte era utilizzata per un solo progetto e difficilmente l’incarico si ripeteva; per il monumento bresciano compaiono due dei collaboratori più fidati, il Palladio e lo Zanco, di cui il maestro aveva la massima considerazione, certo per l’abilità di mestiere. Il primo collaborò a tre imprese del maestro, il secondo a sei. La diversità rispetto ai lavori precedenti, la minor vena naturalistica e la maggiore impostazione classica delle statue Bollani non è quindi imputabile alla massiccia presenza di collaboratori mediocri, quanto a un preciso cambiamento di stile del maestro, cui gli allievi migliori si adeguano prontamente.

Le tre statue si possono oggi ammirare nella sezione L’età veneta del Museo di Santa Giulia. 

Galleria: