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San Salvatore

Mer, 10/10/2012 - 08:56 -- Anonimo (non verificato)
Tipologia: 
Brescia Chiesa di San Salvatore

La chiesa di San Salvatore, all'interno del complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, costituisce una delle testimonianze più importanti dell'architettura religiosa altomedievale conservata in alzato. Recenti indagini (1989) hanno consentito di fare chiarezza in merito alle numerose fasi edilizie riscontrate nell'edificio. Un primo luogo di culto longobardo, databile alla seconda metà del VII secolo d. C., caratterizzato da un edificio con pianta a T, è stato individuato nell'area che precedentemente era occupata da abitazioni di età romana.

Presenta una pianta ad aula unica, con transetto a tre absidi, secondo una tipologia architettonica che trova confronti diffusi dall'area adriatica all'arco alpino. Le numerose fasi decorative riscontrate in questa prima chiesa ne indicano una continuità d'uso sino alla metà dell'VIII secolo d. C., quando viene costruita la chiesa desideriana.

Con Desiderio appunto la chiesa venne ricostruita, con dimensioni maggiori, articolata in tre navate scandite da colonnati. L'ampio uso nelle strutture di materiale di reimpiego di età classica e di provenienza bizantina offre una delle più significative testimonianze della volontà di affermazione del popolo longobardo. Colonne e capitelli sono diversi nel materiale e nelle decorazioni, ma disposti in modo da creare una corrispondenza tipologica tra quelli delle navate settentrionale e meridionale; alcuni sono provenienti da spogli di edifici precedenti, probabilmente dalla vicina area pubblica, mentre altri vennero realizzati appositamente. Nel colonnato nord si distinguono in particolare due capitelli "a paniere" di matrice bizantina, provenienti forse da Ravenna, a seguito della conquista della città da parte degli stessi Longobardi.

La basilica fatta edificare dalla coppia reale Desiderio ed Ansa venne interamente decorata con stucchi ed affreschi integrati tra loro; l'apparato ornamentale costituisce, insieme con quello del cosiddetto "Tempietto Longobardo" di Cividale, uno dei più ricchi e meglio conservati dell'altomedievo.

Sulle pareti della navata centrale le raffigurazioni dipinte, stese al di sopra degli archi, erano disposte su tre fasce. Nei riquadri del registro superiore erano rappresentati episodi della vita di Cristo dall'infanzia alla Resurrezione; in quello inferiore le vicende delle sante martiri cristiane Giulia, Pistis, Elpis e Agape, le cui reliquie, prelevate nelle catacombe di Roma da Astolfo e donate al monastero, dovevano essere state deposte nella cripta.

Gli stucchi rivestivano un'importanza fondamentale nella decorazione della basilica, a completamento e dell'architettura e delle storie dipinte, secondo modelli ravennati (Sant'Apollinare in Classe) e romani (San Paolo fuori le mura). Inoltre con gli stucchi si nascondevano le imperfezioni nella giunzione di elementi diversi e si completavano le parti mancanti dei lapidei di reimpiego.

I diversi motivi decorativi realizzati a stucco (nastri ad intreccio, girali, gigli stilizzati alternati a foglie, archetti intrecciati, cornici con ovoli e fusarole, rosette, gigli cruciformi e rosoni), disposti con attenta simmetria, rivestivano i sottoarchi, le ghiere e le aureole che circondavano i visi dei personaggi principali degli affreschi. Gli elementi floreali erano impreziositi, come nei fregi del Tempietto di Cividale, da piccole ampolle di vetro colorato inserite al centro dei petali dei fiori.

In stucco erano anche i lacunari che rivestivano i soffitti di legno a copertura piana. Gli stucchi venivano modellati direttamente sul muro, con un'armatura composta da sottilissime canne, e realizzati da strati sovrapposti; un primo strato veniva steso contemporaneamente agli affreschi, e la modellazione veniva poi completata, ravvivata da colore. La basilica desideriana era poi arricchita da cornici, mensole e formelle in terracotta, esempio isolato nella produzione artistica dell'epoca. Si tratta di manufatti decorati tramite matrice o scolpiti dopo la cottura, con motivi vegetali che rimandano a temi religiosi, quali ad esempio il tralcio di vite; l'assenza di elementi di confronto rende difficile ipotizzarne la corretta funzione.

Nel muro perimetrale meridionale della chiesa era ricavata una tomba privilegiata, di cui resta un arco con tracce di decorazione ad affresco che doveva sormontare una cassa di lastre di pietra, oggi perduta. La presenza su di essa, sino al XVII secolo, dell'iscrizione Ansa regina, regis Desiderii uxor, la posizione importante, che negli edifici religiosi era normalmente riservata al fondatore, e la tradizione di offrire focacce e vino ai poveri in occasione dell'anniversario della morte della regina Ansa (come testimoniavano gli affreschi sulle spallette dell'arcosolio), fanno supporre che si trattasse effettivamente della tomba della moglie di Desiderio. Di fronte all'arcosolio sono inoltre presenti, al di sotto del piano pavimentale, tre tombe a cassa in muratura, con copertura alla cappuccina e l'interno decorato con croci dipinte e motivi ad intreccio. Si tratta probabilmente delle sepolture di tre membri della famiglia di Ansa, forse del padre e dei due fratelli, che le fonti tramandano sepolti all'interno della chiesa di San Salvatore. Anche i motivi ornamentali dell'arredo liturgico in marmo rieccheggiavano la ricchezza delle decorazioni in stucco e in terracotta; molti sono gli elementi sopravvissuti. Ad un ambone dovevano appartenere le lastre in marmo bianco a grana media con raffigurati due pavoni gradienti verso il centro, uno degli esempi più raffinati della scultura altomedievale, sintesi del naturalismo di età tardo antica e dell'eleganza bizantina. Lastre ad arco con decorazione geometrica e vegetale dovevano forse costituire una struttura a baldacchino al di sopra di un altare o di un reliquiario, mentre numerose cornici ad archetti sembrano pertinenti ad una pergula di separazione tra la zona absidale e le navate della chiesa.

Dopo l'arrivo delle reliquie di Santa Giulia nel 761, la chiesa venne dotata di una cripta, che subì diverse trasformazioni, sia in antico, sia in età romanica, quando venne ampliata verso ovest. Nella fase più antica la cripta era di forma semicircolare; lo spazio era scandito da pilastri che sostenevano archetti decorati in stucco ed affreschi. Sulla parete di fondo erano affrescati tre riquadri, incorniciati da ghirlande. L'accesso a questo ambiente ipogeo avveniva tramite due corridoi anulari dai quali, con scale probabilmente lignee, era possibile scendere alla quota delle arche che contenevano le reliquie.

 


SAN SALVATORE
Via Musei, 81/b
Brescia

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