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Tags : Museo delle Armi Luigi Marzoli

Brescia, le spade di Toledo

Presso il Museo delle Armi Luigi Marzoli di Brescia sono conservate numerose spade di particolare interesse sia dal punto di vista storico che artistico. Tra queste, alcune pregevoli lame prodotte nella celebre Toledo, leggendaria proprio per questa tipologia di manufatto.

Brescia, armi longobarde

Il periodo di dominazione longobarda non può essere considerato una breve e marginale parentesi nella storia bresciana, numerose infatti sono le testimonianze archeologiche legate alla prima fase di occupazione, tra la fine del VI e la prima metà del VII sec., provenienti da corredi funerari di esponenti dell’aristocrazia guerriera.
La vetrina dedicata ai Longobardi, all’interno della recentissima sezione archeologica del Museo delle Armi Luigi Marzoli, espone diversi interessanti esemplari di armi che potevano fare parte dell’armamento di un guerriero dell’epoca.

Brescia, corsaletto da piede da munizione dell'Ordinanza di Ghedi

Le Ordinanze Territoriali, o Cernide, erano una milizia volontaria, arruolata su base locale in ogni comunità, istituita dalla Serenissima in alcune aree periferiche dello Stato. Celebri sono quelle istituite nel territorio bresciano, per la qualità delle armature di produzione bresciana destinate ai picchieri, su cui compare il nome della comunità stessa.
Dai regolamenti del tempo apprendiamo infatti che le milizie erano composte da archibugeri e picchieri. I primi si trovavano nelle valli mentre nella pianura bresciana erano diffusi i secondi.

Brescia, armatura da campo aperto (XVI secolo)

Armatura per il torneo a cavallo detto “campo aperto”, composta da elmetto a incastro, spalletti, petto e schiena, bracciali interi alla moderna; manopola da lancia; arnesi completi.

Brescia, Corsaletto da barriera

L'armatura da barriera veniva utilizzata nei combattimenti del torneo detto “alla barriera”, giocato da uno o più contendenti, divisi in squadre, che si affrontavano a piede con una vasta gamma di armi offensive.
Il campo di gara era diviso a metà da una palizzata (la barriera) attraverso la quale le due squadre si affrontavano e colpivano. Si trattava di uno scontro molto violento per cui si richiedeva un armamento difensivo che garantisse al contempo mobilità e protezione. Per questi motivi le armature da barriera erano costruite con lamine di acciaio particolarmente spesse, risultavano quindi pesanti da portare perciò erano limitate al busto, senza arnesi per proteggere le gambe (che comunque era impossibile colpire a causa della barriera divisoria), così da alleggerire il carico al combattente.
Il presente corsaletto è di particolare rilevanza perché reca sullo scollo il marchio del Maestro del Castello a Tre Torri, armaiolo probabilmente di origine milanese, che ha marcato la più ampia produzione armiera della fine del Cinquecento assieme ai lavori firmati da Pompeo della Cesa. Al contrario di quest’ultimo il nostro maestro è tuttavia rimasto anonimo. Sappiamo che la maggior parte dei suoi lavori veniva svolta per i duchi di Savoia e infatti, anche questo esemplare reca il celebre nodo, simbolo della casata. Si presume quindi che il corsaletto sia stato commissionato da Carlo Emanuele I o da uno dei suoi figli. Questa tesi è avvalorata anche dalle fonti scritte che ricordano il particolare apprezzamento dei Savoia per il torneo alla barriera.

Brescia, Armatura alla Massimiliana, Castello, Museo delle Armi

Il termine “massimiliana” indica una tipologia di armature a piastre d'acciaio prodotte per lo più in area tedesca fra il 1510 e il 1535 circa, in uso nella cavalleria pesante rinascimentale. Eredi dell'armatura gotica, sono caratterizzate da fitte scannellature parallele, che richiamano il panneggio degli abiti di corte, funzionali a deflettere i colpi delle armi bianche.
Il nome deriva dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo (regnante tra il 1486 e il 1519) il cui gusto in fatto di armature determinò questo orientamento.
La “massimiliana” del Museo Marzoli, alta 186 cm, in acciaio temprato, è un raro esempio di questa produzione. Secondo i criteri del collezionismo “integratore” cui il Marzoli si conforma, è stata integrata in alcune parti mancanti con pezzi coevi e tipologicamente affini. Datata 1520, è ancora concepita secondo gli schemi quattrocenteschi, ne fanno fede le numerose componenti. Si distacca invece dalle precedenti armature pesanti e rigide, per la sua maggior leggerezza (pesa 25/30 kg) che consente una buona mobilità sul campo e a cavallo.

Brescia, la "Rotella da pompa" di Bartolomeo Piatti (?), Museo delle Armi L. Marzoli, presso il Castello

La raffinata rotella da pompa, già nella prestigiosa collezione Rotschild e poi passata in quella dell’industriale Luigi Marzoli, rientra nelle diverse tipologie di scudi circolari in uso nel Cinquecento. La definizione “da pompa” proviene dal suo utilizzo ad pompam vel ostentationem, ovvero per simboleggiare la ricchezza e la potenza del suo possessore; si presenta infatti più come opera d'arte che come strumento bellico. Abbinato ad armature di alto pregio, questo lussuoso scudo veniva sfoggiato solo in rarissime occasioni cerimoniali riservate alla ristretta classe aristocratica del tempo.

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