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Tags : tempio capitolino

Brescia, Ritratto femminile in bronzo, Santa Giulia Museo della città

Nel bronzo è ritratta una donna di età matura, con un volto pieno, caratterizzata dalla tipica pettinatura di moda a Roma nella seconda metà del I secolo d. C.
È alto 40 cm e doveva appartenere a una statua completa, come suggeriscono la presenza di un frammento di veste visibile sul collo e la frattura sul lato posteriore, dovuta al distacco violento dal resto della statua.
È realizzato con la tecnica della fusione a cera persa e denuncia una buona qualità di esecuzione; non si vedono infatti le tracce lasciate dal procedimento di fusione e i dettagli sono stati abilmente lavorati a freddo con strumenti diversi, come si evince dalle ciocche dei capelli e dalle trecce.
Gli occhi sono realizzati in avorio e le iridi in pietra dura, mentre le ciglia sono tracciate a freddo.
La testa in bronzo venne portata in luce nel luglio del 1826, in occasione degli scavi archeologici promossi dell’area del Capitolium dalla Municipalità di Brescia e condotti dai membri dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti. Nell’intercapedine tra il tempio capitolino e il colle retrostante, venne infatti ritrovata insieme ai celebri bronzi bresciani, tra i quali la statua della Vittoria alata, le numerose cornici in bronzo modanate e lisce, e gli altri ritratti maschili esposti nel Museo della città.

Brescia, testa di divinità femminile, Santa Giulia museo della città

La testa è stata rinvenuta nel 1956 negli scavi del teatro romano, tra la cosiddetta "aula dei pilastrini" e l’accesso occidentale al teatro stesso.
Si tratta di un pezzo di notevole qualità e di grande importanza, benché la superficie del viso sia rovinata e ci siano ampi danni nella zona del naso e della bocca e nella capigliatura.
Apparteneva a una statua di divinità femminile di dimensioni colossali, realizzata secondo la tecnica degli acròliti o delle sculture formate da un assemblaggio di pezzi. Tale tecnica era molto diffusa nel mondo greco-romano per la creazione di statue di culto di dimensioni colossali: solo le parti nude della figura erano realizzate in marmo mentre il corpo era costituito da una sorta di impalcatura lignea ricoperta dalle vesti, spesso realizzate in stucco dipinto o in lamine metalliche.

Brescia, Vittoria alata, Santa Giulia museo della città

Si tratta di una figura femminile, volta leggermente verso sinistra; è vestita di una tunica fermata sulle spalle (kiton) e di un mantello (himation) che avvolge le gambe. È realizzata con il metodo della fusione a cera persa indiretta e risulta costituita da almeno trenta parti fuse singolarmente e saldate poi tra loro; è inoltre rifinita, come i ritratti, con strumenti a punta che ne definiscono con precisione i dettagli. Ad essa è stata poi aggiunta una agemina in argento e rame che ne cinge la capigliatura. Dovette essere prodotta nel secondo quarto del I secolo d. C. da un’officina bronzistica di alto livello dell’Italia settentrionale.
La posizione della figura, con una gamba leggermente sollevata e le braccia avanzate, si spiega con la presenza in origine di alcuni attributi che permettevano di identificarne il soggetto. Il piede doveva infatti poggiare sull’elmo di Marte, il dio della guerra, e il braccio sinistro doveva trattenere uno scudo, sostenuto anche dalla gamba piegata, sul quale erano stati incisi, con la mano destra, il nome e le gesta del vincitore (con queste caratteristiche veniva infatti rappresentata dai romani la dea Vittoria).

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